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Mercoledì, 21 Marzo 2007

Ectoparassiti e malattie trasmesse da vettore: puntare sulla prevenzione

  • Situazione in Europa ed efficacia di un’associazione di imidacloprid e permetrina. Una conferenza stampa organizzata da Bayer a Milano
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Ectoparassiti e malattie trasmesse da vettore: puntare sulla prevenzioneOccorre modificare decisamente l’attuale approccio alle ectoparassitosi del cane e del gatto, basato soprattutto sul trattamento dell’infestazione, verso un approccio che ne prediliga invece la prevenzione. E ciò soprattutto nell’ottica di una maggiore difesa dalle malattie del cane trasmesse da vettori (CVBD, Canine vector-borne diseases), la cui diffusione è in evidente aumento. Con questo concetto Norbert Mencke (Head of Global Veterinary Services, Divisione Animal Health Bayer Health, Germania) ha aperto la conferenza stampa internazionale organizzata da Bayer dal titolo ““I parassiti si diffondono – È il momento giusto per respingerli” (Circolo della Stampa di Milano, 16 Marzo 2007).

Dopo il benvenuto di Giampiero Vantellino (Direttore Divisione Animal Health Bayer SpA, Italia), hanno fatto il punto sulla situazione degli ectoparassiti e della malattie trasmesse da vettori in Europa, insieme a Norbert Mencke, Xavier Roura (Clinica Veterinaria Ospedaliera Facoltà di Barcellona, Spagna), Patrick Bourdeau (Unità di Dermatologia, Parassitologia e Micologia, Scuola Veterinaria Nazionale di Nantes, Francia) e il prof. Domenico Otranto (Dipartimento di Sanità e Benessere degli Animali, Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Bari).

Le malattie del cane trasmesse da vettore costituiscono una crescente minaccia globale, ha affermato Norbert Mencke, che ha ricordato come i recenti cambiamenti climatici abbiano determinato un aumento della diffusione dei parassiti vettori di malattia, soprattutto delle zecche, e delle infezioni da essi trasmesse. Ad esempio, nell’Europa centrale oggi si diagnostica sempre più frequentemente la babesiosi, malattia fino a pochi anni fa assente a queste latitudini. Oltre al clima, giocano un ruolo in questo senso gli spostamenti degli animali da compagnia per viaggi turistici e le migrazioni degli uccelli, queste ultime in particolare per la diffusione di Ixodes. Per questo le CVBD devono oggi essere viste in una prospettiva diversa, ovvero quella della prevenzione, che consiste nel limitare l’interazione tra ectoparassita e animale applicando regolarmente un repellente. Occorre che il veterinario abbia verso i parassiti, e le malattie che questi possono trasmettere, lo stesso atteggiamento che da tempo ha verso le malattie infettive per cui effettua regolarmente la vaccinazione.

Anche in Spagna, ha detto Xavier Roura, si assiste a un aumento delle malattie infettive canine trasmesse da vettori; in particolare la leishmaniosi, con punte del 70% di cani infetti in alcune zone, ma anche la babesiosi (fino al 50% dei cani infetti nelle regioni del nord), l’erhrlichiosi (16% dei cani infetti in alcune aree) e le rickettsiosi. Secondo alcuni studi, nel 98% dei cani è possibile riscontrare la positività verso uno di questi agenti patogeni. Per molte di queste patologie esiste la possibilità di una guarigione clinica ma non parassitologica, ovvero la malattia persiste nell’animale. Per questo, anche secondo Roura, la prevenzione diventa indispensabile, ed è auspicabile che siano codificate delle linee guida profilattiche per queste malattie che favoriscano la formazione di una cultura del veterinario in proposito.

Altrettanto poco rassicurante è stato il quadro esposto da Patrick Bourdeau circa la Francia, paese solo parzialmente mediterraneo, dove i problemi principali sono rappresentati da leishmaniosi e babesiosi, in sensibile crescita. Un sondaggio nazionale sulla leishmaniosi condotto nel 2004 ha mostrato un notevole aumento del numero di casi nel sud del paese, con una diffusione che, partita dal sud-est, ha coinvolto anche il sud-ovest, fino a giungere al Massiccio Centrale. Le cause non sono certe, ma la tendenza è in sintonia con l’espansione di molti vettori di malattie infettive. L’area tradizionale di diffusione della babesiosi è il sud-ovest del paese, dove viene trasmessa dalla zecca Dermacentor. Si stima che il 50% dei veterinari ne diagnostichi 1-20 casi all’anno. Uno sguardo al resto dell’Europa ci permette di notare come fino agli anni ’90 questa malattia fosse considerata esotica in Germania, mentre ora Babesia e Dermacentor sono riscontrati con maggiore frequenza. Lo spostamento verso nord dell’infezione è giunto poi a interessare anche Olanda e Belgio. Sono circa 20 i patogeni trasmessi dalle zecche e alcune malattie si manifestano molto tempo dopo l’infestazione: per questo è necessario evitare il contatto con il parassita in maniera permanente. Utilizzare correttamente un efficace repellente, insieme ad altri accorgimenti, come ad esempio evitare certe aree in determinate stagioni, può costituire una strategia valida.

Domenico Otranto ho illustrato i risultati di uno studio di campo dell’Università di Bari sulla prevenzione della Leishmaniosi canina in condizioni naturali in Italia, introducendo l’argomento con alcuni concetti: la leishmania è trasmessa al cane dal flebotomo vettore subito dopo la puntura di quest’ultimo; inoltre, esistono casi di soggetti positivi asintomatici che possono comunque trasmettere l’infezione. Motivi in più, oltre alla gravità della malattia e agli aspetti zoonosici, per favorire un’ottica di profilassi regolare che impedisca il contatto tra animale e flebotomo. Lo studio condotto dall’Università di Bari, pubblicato su Veterinary Parasitology di marzo 2007, ha valutato l’efficacia in campo dell’associazione di imidacloprid 10% e permetrina 50% in formulazione spot-on come misura di controllo del rischio di trasmissione della leishmaniosi canina in un’area endemica dell’Italia Meridionale.

La sperimentazione in cieco parziale con controllo negativo è stata condotta da febbraio 2005 ad aprile 2006 in cani residenti in Puglia e ospitati in due canili, uno rurale (Ginosa) e uno cittadino (Bari). Durante la stagione dei flebotomi (da aprile a novembre 2005), il farmaco è stato somministrato una volta al mese (gruppo A, Bari: 105, Ginosa: 104 cani) o due volte al mese (gruppo B, Bari: 101, Ginosa: 103 cani) o non è stato somministrato (gruppo C di controllo non trattato, Bari: 109, Ginosa: 109 cani).

Tutti i cani sono stati esaminati sierologicamente e parassitologicamente per la rilevazione della leishmaniosi canina, prima dell’inizio dello studio (stagione dei flebotomi), in novembre 2005 (fine della stagione dei flebotomi) e in marzo 2006 (fine dello studio), prima della successiva stagione dei flebotomi.

Su 845 cani inizialmente esaminati per leishmaniosi, 209 animali (24,7%) presentavano già anticorpi anti-leishmania con una prevalenza relativa del 23,3% a Bari e del 26,1% a Ginosa. Nei gruppi non trattati, durante la stagione dei flebotomi, sono stati osservati tassi d’incidenza (percentuali di nuove infezioni) del 9,1% (Bari) e del 10,5% (Ginosa) per anno.

Dallo studio è emerso quindi che entrambi i regimi di applicazione si sono dimostrati efficaci nel ridurre il rischio di trasmissione della leishmaniosi canina sul campo e che l’associazione di imidacloprid 10% e permetrina 50% in una formulazione spot-on è altamente efficace nel ridurre il rischio di trasmissione della leishmaniosi canina in condizioni naturali in aree endemiche, grazie alla sua attività repellente nei confronti dei flebotomi e di altri parassiti. L’unicità di questo studio è costituita dalla verifica di campo dell’efficacia profilattica dell’infezione lehismaniotica.



“Efficacy of a combination of 10% imidacloprid/50% permethrin for the prevention of leishmaniasis in kennelled dogs in an endemic area” Otranto D, Paradies P, Lia RP, Latrofa MS, Testini G, Cantacessi C, Mencke N, Galli G, Capelli G, Stanneck D. Vet Parasitol. 2007 Mar 31; 144(3-4): 270-8.




Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Ectoparassiti e malattie trasmesse da vettore: puntare sulla prevenzioneOccorre modificare decisamente l’attuale approccio alle ectoparassitosi del cane e del gatto, basato soprattutto sul trattamento dell’infestazione, verso un approccio che ne prediliga invece la prevenzione. E ciò soprattutto nell’ottica di una maggiore difesa dalle malattie del cane trasmesse da vettori (CVBD, Canine vector-borne diseases), la cui diffusione è in evidente aumento. Con questo concetto Norbert Mencke (Head of Global Veterinary Services, Divisione Animal Health Bayer Health, Germania) ha aperto la conferenza stampa internazionale organizzata da Bayer dal titolo ““I parassiti si diffondono – È il momento giusto per respingerli” (Circolo della Stampa di Milano, 16 Marzo 2007).

Dopo il benvenuto di Giampiero Vantellino (Direttore Divisione Animal Health Bayer SpA, Italia), hanno fatto il punto sulla situazione degli ectoparassiti e della malattie trasmesse da vettori in Europa, insieme a Norbert Mencke, Xavier Roura (Clinica Veterinaria Ospedaliera Facoltà di Barcellona, Spagna), Patrick Bourdeau (Unità di Dermatologia, Parassitologia e Micologia, Scuola Veterinaria Nazionale di Nantes, Francia) e il prof. Domenico Otranto (Dipartimento di Sanità e Benessere degli Animali, Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Bari).

Le malattie del cane trasmesse da vettore costituiscono una crescente minaccia globale, ha affermato Norbert Mencke, che ha ricordato come i recenti cambiamenti climatici abbiano determinato un aumento della diffusione dei parassiti vettori di malattia, soprattutto delle zecche, e delle infezioni da essi trasmesse. Ad esempio, nell’Europa centrale oggi si diagnostica sempre più frequentemente la babesiosi, malattia fino a pochi anni fa assente a queste latitudini. Oltre al clima, giocano un ruolo in questo senso gli spostamenti degli animali da compagnia per viaggi turistici e le migrazioni degli uccelli, queste ultime in particolare per la diffusione di Ixodes. Per questo le CVBD devono oggi essere viste in una prospettiva diversa, ovvero quella della prevenzione, che consiste nel limitare l’interazione tra ectoparassita e animale applicando regolarmente un repellente. Occorre che il veterinario abbia verso i parassiti, e le malattie che questi possono trasmettere, lo stesso atteggiamento che da tempo ha verso le malattie infettive per cui effettua regolarmente la vaccinazione.

Anche in Spagna, ha detto Xavier Roura, si assiste a un aumento delle malattie infettive canine trasmesse da vettori; in particolare la leishmaniosi, con punte del 70% di cani infetti in alcune zone, ma anche la babesiosi (fino al 50% dei cani infetti nelle regioni del nord), l’erhrlichiosi (16% dei cani infetti in alcune aree) e le rickettsiosi. Secondo alcuni studi, nel 98% dei cani è possibile riscontrare la positività verso uno di questi agenti patogeni. Per molte di queste patologie esiste la possibilità di una guarigione clinica ma non parassitologica, ovvero la malattia persiste nell’animale. Per questo, anche secondo Roura, la prevenzione diventa indispensabile, ed è auspicabile che siano codificate delle linee guida profilattiche per queste malattie che favoriscano la formazione di una cultura del veterinario in proposito.

Altrettanto poco rassicurante è stato il quadro esposto da Patrick Bourdeau circa la Francia, paese solo parzialmente mediterraneo, dove i problemi principali sono rappresentati da leishmaniosi e babesiosi, in sensibile crescita. Un sondaggio nazionale sulla leishmaniosi condotto nel 2004 ha mostrato un notevole aumento del numero di casi nel sud del paese, con una diffusione che, partita dal sud-est, ha coinvolto anche il sud-ovest, fino a giungere al Massiccio Centrale. Le cause non sono certe, ma la tendenza è in sintonia con l’espansione di molti vettori di malattie infettive. L’area tradizionale di diffusione della babesiosi è il sud-ovest del paese, dove viene trasmessa dalla zecca Dermacentor. Si stima che il 50% dei veterinari ne diagnostichi 1-20 casi all’anno. Uno sguardo al resto dell’Europa ci permette di notare come fino agli anni ’90 questa malattia fosse considerata esotica in Germania, mentre ora Babesia e Dermacentor sono riscontrati con maggiore frequenza. Lo spostamento verso nord dell’infezione è giunto poi a interessare anche Olanda e Belgio. Sono circa 20 i patogeni trasmessi dalle zecche e alcune malattie si manifestano molto tempo dopo l’infestazione: per questo è necessario evitare il contatto con il parassita in maniera permanente. Utilizzare correttamente un efficace repellente, insieme ad altri accorgimenti, come ad esempio evitare certe aree in determinate stagioni, può costituire una strategia valida.

Domenico Otranto ho illustrato i risultati di uno studio di campo dell’Università di Bari sulla prevenzione della Leishmaniosi canina in condizioni naturali in Italia, introducendo l’argomento con alcuni concetti: la leishmania è trasmessa al cane dal flebotomo vettore subito dopo la puntura di quest’ultimo; inoltre, esistono casi di soggetti positivi asintomatici che possono comunque trasmettere l’infezione. Motivi in più, oltre alla gravità della malattia e agli aspetti zoonosici, per favorire un’ottica di profilassi regolare che impedisca il contatto tra animale e flebotomo. Lo studio condotto dall’Università di Bari, pubblicato su Veterinary Parasitology di marzo 2007, ha valutato l’efficacia in campo dell’associazione di imidacloprid 10% e permetrina 50% in formulazione spot-on come misura di controllo del rischio di trasmissione della leishmaniosi canina in un’area endemica dell’Italia Meridionale.

La sperimentazione in cieco parziale con controllo negativo è stata condotta da febbraio 2005 ad aprile 2006 in cani residenti in Puglia e ospitati in due canili, uno rurale (Ginosa) e uno cittadino (Bari). Durante la stagione dei flebotomi (da aprile a novembre 2005), il farmaco è stato somministrato una volta al mese (gruppo A, Bari: 105, Ginosa: 104 cani) o due volte al mese (gruppo B, Bari: 101, Ginosa: 103 cani) o non è stato somministrato (gruppo C di controllo non trattato, Bari: 109, Ginosa: 109 cani).

Tutti i cani sono stati esaminati sierologicamente e parassitologicamente per la rilevazione della leishmaniosi canina, prima dell’inizio dello studio (stagione dei flebotomi), in novembre 2005 (fine della stagione dei flebotomi) e in marzo 2006 (fine dello studio), prima della successiva stagione dei flebotomi.

Su 845 cani inizialmente esaminati per leishmaniosi, 209 animali (24,7%) presentavano già anticorpi anti-leishmania con una prevalenza relativa del 23,3% a Bari e del 26,1% a Ginosa. Nei gruppi non trattati, durante la stagione dei flebotomi, sono stati osservati tassi d’incidenza (percentuali di nuove infezioni) del 9,1% (Bari) e del 10,5% (Ginosa) per anno.

Dallo studio è emerso quindi che entrambi i regimi di applicazione si sono dimostrati efficaci nel ridurre il rischio di trasmissione della leishmaniosi canina sul campo e che l’associazione di imidacloprid 10% e permetrina 50% in una formulazione spot-on è altamente efficace nel ridurre il rischio di trasmissione della leishmaniosi canina in condizioni naturali in aree endemiche, grazie alla sua attività repellente nei confronti dei flebotomi e di altri parassiti. L’unicità di questo studio è costituita dalla verifica di campo dell’efficacia profilattica dell’infezione lehismaniotica.



“Efficacy of a combination of 10% imidacloprid/50% permethrin for the prevention of leishmaniasis in kennelled dogs in an endemic area” Otranto D, Paradies P, Lia RP, Latrofa MS, Testini G, Cantacessi C, Mencke N, Galli G, Capelli G, Stanneck D. Vet Parasitol. 2007 Mar 31; 144(3-4): 270-8.




Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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