Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 7872 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Venerdì, 24 Aprile 2009

Rischio Afta in Europa e in Italia: il punto a Brescia

  • Epidemiologia, clinica e strategie di controllo in un Convegno organizzato dall’IZS della Lombardia e dell’Emilia (Brescia, 7 maggio 2009)
Vota questo articolo
(0 Voti)

Rischio Afta in Europa e in Italia: il punto a  BresciaE’ stata eradicata nell’Unione europea agli inizi degli anni ’90, momento in cui è stata anche bandita la vaccinazione preventiva. Ma l’Afta Epizootica continua ad essere, anche in Europa, la malattia infettiva animale più temuta per l’estrema contagiosità e le devastanti conseguenze al patrimonio zootecnico. La malattia è infatti endemica in molti Paesi del mondo, dove tra l’altro è frequente il riscontro di nuove varianti virali. La circolazione del virus in Paesi confinanti comporta un reale e costante rischio epidemiologico anche per l’Unione europea, come ha dimostrato la devastante epidemia inglese del 2001. Per questo è necessario mantenere costantemente alto il livello di attenzione verso l’infezione, affinché possano essere prontamente riconosciuti e gestiti eventuali sospetti o conferme di afta epizootica.

Su tali basi nasce l’importante iniziativa del Centro Nazionale di Referenza per le Malattie Vescicolari dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, che ha organizzato il Convegno “Afta epizootica: aggiornamento sulla situazione epidemiologica, diagnosi e strategie di controllo” per il prossimo 7 maggio (Auditorium Capretti, Via Giovanni Piamarta, 6 - 25121 Brescia).

La giornata prevede un iniziale aggiornamento sulla situazione epidemiologica della malattia nel mondo e sulle aree a rischio, seguito dalla discussione degli aspetti clinici e diagnostici della malattia nelle diverse specie animali, con approfondimento in particolare delle applicazioni diagnostiche idonee alle diverse finalità (conferma, sierosorveglianza, stato immunitario, differenziazione animali vaccinati-infetti). Saranno poi approfondite le misure di controllo previste per la gestione delle attività di eradicazione della malattia, con particolare attenzione alle misure innovative introdotte nella legislazione di riferimento, come la vaccinazione di emergenza.

Tra i realtori del convegno, Emiliana Brocchi (Dirigente biologo, Direttore del Centro Nazionale di Referenza per le Malattie Vescicolari, IZS Lombardia ed Emilia Romagna) e Silvia Bellini (Dirigente veterinario del Centro Nazionale di Referenza per le Malattie Vescicolari, IZS Lombardia ed Emilia Romagna).

Vet.journal: L'ultimo caso di Afta epizootica in Italia risale al 1993, ed è stato efficacemente controllato. Il nostro Paese è ancora esposto a un reale rischio epidemiologico?
Emiliana Brocchi, Silvia Bellini: Sì, e questo per tre principali motivi. Innanzitutto perché l’afta è presente in Paesi confinanti con la UE, poi perché in un mondo globalizzato sono intensi gli scambi di animali e prodotti, anche con Paesi fisicamente molto distanti, e infine perché l’Italia è un forte importatore di animali e prodotti di origine animale.

VJ: Nell’evenienza di un’introduzione dell'infezione nel nostro Paese, attualmente indenne, qual è la più probabile modalità di ingresso del virus?
EB, SB: La più probabile modalità di ingresso dell'infezione è l’introduzione di animali o prodotti infetti/contaminati.

VJ: La diagnosi specifica dell’infezione si basa sugli esami di laboratorio, caratterizzati da sensibilità e finalità diverse.
EB, SB: Sì, per la diagnosi diretta (dimostrazione dell’agente eziologico) abbiamo a disposizione quattro opzioni. L’isolamento virale in colture cellulari è caratterizzato da sensibilità elevata, può essere utilizzato su tutti i campioni (lesioni vescicolari, sangue, liquido oro-faringeo, saliva, ecc) ma deve essere associato ad un altro test di identificazione dell’agente isolato. E’ un test necessario per disporre del virus per ulteriori caratterizzazioni. E’ tuttavia un esame lento (2-6 giorni) che richiede un'esperienza specifica. La PCR ha sensibilità pari o maggiore all’isolamento, è un esame veloce (risultati entro 1 giorno) e le procedure validate sono in grado di identificare tutti i virus aftosi ma senza distinzione del sierotipo. Il test ELISA è pratico, semplice, identifica anche il sierotipo ma è meno sensibile; è idoneo per la conferma dei casi clinici e si effettua su campioni tissutali di lesioni vescicolari. Infine il Penside test. Un test di questo tipo è stato sviluppato con la collaborazione dell’istituto Zooprofilattico di Brescia e validato, si utilizza per la diagnosi diretta (pan-afta) ed è caratterizzato da sensibilità pari (o migliore) al test ELISA di laboratorio.
Due sono invece le possibilità per la diagnosi indiretta (dimostrazione di anticorpi). Il test ELISA identifica gli anticorpi verso i virus, ha capacità di distinguere la specificità verso i diversi sierotipi. Sono quindi necessari test diversi per i diversi sierotipi. Identifica gli anticorpi indotti sia dall’infezione sia dalla vaccinazione, senza possibilità di distinzione. Il test ELISA “DIVA” identifica gli anticorpi verso proteine non strutturali dei virus. Questi anticorpi sono presenti solo in animali infettati (non nei vaccinati), quindi il test può essere utilizzato per la distinzione tra animali infetti e vaccinati. Un unico test è in grado di identificare gli animali infetti con qualunque sierotipo.

VJ: La legislazione di riferimento per l’Afta epizootica ha introdotto misure innovative, quale la vaccinazione di emergenza. Di cosa si tratta?
EB, SB: La vaccinazione di emergenza può essere utilizzata, quando ritenuto necessario, per arginare la diffusione dell’infezione ad integrazione delle misure di eradicazione che vengono applicate nelle aziende infette, sospette infette, sospette contaminate. La vaccinazione di emergenza viene effettuata sugli animali sani e può essere di due tipi: 1) soppressiva, serve per bloccare la diffusione dell’infezione ma gli animali vaccinati verranno poi abbattuti. 2) profilattica, gli animali vaccinati verranno invece mantenuti in vita. Al termine delle operazioni di vaccinazione deve essere effettuata una sorveglianza sierologica sui vaccinati (con test DIVA), per evidenziare l’eventuale ulteriore diffusione del virus che potrebbe essersi verificata durante la campagna di vaccinazione. Con la vaccinazione di emergenza soppressiva, secondo quanto previsto dal codice OIE, sono più rapidi i tempi di riacquisizione della qualifica di indennità e, in certi contesti zootecnici, potrebbe essere economicamente vantaggiosa per l’esportazione degli animali e dei prodotti.



(allegato: pdf locandina convegno)



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Rischio Afta in Europa e in Italia: il punto a  BresciaE’ stata eradicata nell’Unione europea agli inizi degli anni ’90, momento in cui è stata anche bandita la vaccinazione preventiva. Ma l’Afta Epizootica continua ad essere, anche in Europa, la malattia infettiva animale più temuta per l’estrema contagiosità e le devastanti conseguenze al patrimonio zootecnico. La malattia è infatti endemica in molti Paesi del mondo, dove tra l’altro è frequente il riscontro di nuove varianti virali. La circolazione del virus in Paesi confinanti comporta un reale e costante rischio epidemiologico anche per l’Unione europea, come ha dimostrato la devastante epidemia inglese del 2001. Per questo è necessario mantenere costantemente alto il livello di attenzione verso l’infezione, affinché possano essere prontamente riconosciuti e gestiti eventuali sospetti o conferme di afta epizootica.

Su tali basi nasce l’importante iniziativa del Centro Nazionale di Referenza per le Malattie Vescicolari dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, che ha organizzato il Convegno “Afta epizootica: aggiornamento sulla situazione epidemiologica, diagnosi e strategie di controllo” per il prossimo 7 maggio (Auditorium Capretti, Via Giovanni Piamarta, 6 - 25121 Brescia).

La giornata prevede un iniziale aggiornamento sulla situazione epidemiologica della malattia nel mondo e sulle aree a rischio, seguito dalla discussione degli aspetti clinici e diagnostici della malattia nelle diverse specie animali, con approfondimento in particolare delle applicazioni diagnostiche idonee alle diverse finalità (conferma, sierosorveglianza, stato immunitario, differenziazione animali vaccinati-infetti). Saranno poi approfondite le misure di controllo previste per la gestione delle attività di eradicazione della malattia, con particolare attenzione alle misure innovative introdotte nella legislazione di riferimento, come la vaccinazione di emergenza.

Tra i realtori del convegno, Emiliana Brocchi (Dirigente biologo, Direttore del Centro Nazionale di Referenza per le Malattie Vescicolari, IZS Lombardia ed Emilia Romagna) e Silvia Bellini (Dirigente veterinario del Centro Nazionale di Referenza per le Malattie Vescicolari, IZS Lombardia ed Emilia Romagna).

Vet.journal: L'ultimo caso di Afta epizootica in Italia risale al 1993, ed è stato efficacemente controllato. Il nostro Paese è ancora esposto a un reale rischio epidemiologico?
Emiliana Brocchi, Silvia Bellini: Sì, e questo per tre principali motivi. Innanzitutto perché l’afta è presente in Paesi confinanti con la UE, poi perché in un mondo globalizzato sono intensi gli scambi di animali e prodotti, anche con Paesi fisicamente molto distanti, e infine perché l’Italia è un forte importatore di animali e prodotti di origine animale.

VJ: Nell’evenienza di un’introduzione dell'infezione nel nostro Paese, attualmente indenne, qual è la più probabile modalità di ingresso del virus?
EB, SB: La più probabile modalità di ingresso dell'infezione è l’introduzione di animali o prodotti infetti/contaminati.

VJ: La diagnosi specifica dell’infezione si basa sugli esami di laboratorio, caratterizzati da sensibilità e finalità diverse.
EB, SB: Sì, per la diagnosi diretta (dimostrazione dell’agente eziologico) abbiamo a disposizione quattro opzioni. L’isolamento virale in colture cellulari è caratterizzato da sensibilità elevata, può essere utilizzato su tutti i campioni (lesioni vescicolari, sangue, liquido oro-faringeo, saliva, ecc) ma deve essere associato ad un altro test di identificazione dell’agente isolato. E’ un test necessario per disporre del virus per ulteriori caratterizzazioni. E’ tuttavia un esame lento (2-6 giorni) che richiede un'esperienza specifica. La PCR ha sensibilità pari o maggiore all’isolamento, è un esame veloce (risultati entro 1 giorno) e le procedure validate sono in grado di identificare tutti i virus aftosi ma senza distinzione del sierotipo. Il test ELISA è pratico, semplice, identifica anche il sierotipo ma è meno sensibile; è idoneo per la conferma dei casi clinici e si effettua su campioni tissutali di lesioni vescicolari. Infine il Penside test. Un test di questo tipo è stato sviluppato con la collaborazione dell’istituto Zooprofilattico di Brescia e validato, si utilizza per la diagnosi diretta (pan-afta) ed è caratterizzato da sensibilità pari (o migliore) al test ELISA di laboratorio.
Due sono invece le possibilità per la diagnosi indiretta (dimostrazione di anticorpi). Il test ELISA identifica gli anticorpi verso i virus, ha capacità di distinguere la specificità verso i diversi sierotipi. Sono quindi necessari test diversi per i diversi sierotipi. Identifica gli anticorpi indotti sia dall’infezione sia dalla vaccinazione, senza possibilità di distinzione. Il test ELISA “DIVA” identifica gli anticorpi verso proteine non strutturali dei virus. Questi anticorpi sono presenti solo in animali infettati (non nei vaccinati), quindi il test può essere utilizzato per la distinzione tra animali infetti e vaccinati. Un unico test è in grado di identificare gli animali infetti con qualunque sierotipo.

VJ: La legislazione di riferimento per l’Afta epizootica ha introdotto misure innovative, quale la vaccinazione di emergenza. Di cosa si tratta?
EB, SB: La vaccinazione di emergenza può essere utilizzata, quando ritenuto necessario, per arginare la diffusione dell’infezione ad integrazione delle misure di eradicazione che vengono applicate nelle aziende infette, sospette infette, sospette contaminate. La vaccinazione di emergenza viene effettuata sugli animali sani e può essere di due tipi: 1) soppressiva, serve per bloccare la diffusione dell’infezione ma gli animali vaccinati verranno poi abbattuti. 2) profilattica, gli animali vaccinati verranno invece mantenuti in vita. Al termine delle operazioni di vaccinazione deve essere effettuata una sorveglianza sierologica sui vaccinati (con test DIVA), per evidenziare l’eventuale ulteriore diffusione del virus che potrebbe essersi verificata durante la campagna di vaccinazione. Con la vaccinazione di emergenza soppressiva, secondo quanto previsto dal codice OIE, sono più rapidi i tempi di riacquisizione della qualifica di indennità e, in certi contesti zootecnici, potrebbe essere economicamente vantaggiosa per l’esportazione degli animali e dei prodotti.



(allegato: pdf locandina convegno)



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per leggere l’articolo completo devi fare login con i tuoi codici EGO.

Scritto da
Super User

Letto 1202 volte

vetchannel nero

VETCHANNEL.IT
La formazione professionale on demand
quando vuoi, dove vuoi.

Vetpedia

eveditoria Editoria Scientifica

0
Shares