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Mercoledì, 09 Luglio 2008

MRSA in veterinaria: aumentare la consapevolezza

  • Definito un serio problema emergente a una conferenza della FVE
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MRSA in veterinaria: aumentare la consapevolezzaGli MRSA (Staphylococcus aureus meticillino-resistente) costituiscono un problema crescente sia negli animali che nell'uomo ed è necessaria un'azione urgente, basata su una responsabilità condivisa tra medicina veterinaria e sanità pubblica. È questa la principale conclusione della recente conferenza sugli MRSA organizzata dalla Federation of Veterinarians of Europe (FVE) a Bruxelles (8 aprile 2008).

MRSA nei suini, una nuova zoonosi?
Inizialmente, si riconoscevano soltanto due tipi di MRSA in medicina umana: MRSA nosocomiali e comunitari. Nel 2004, tre casi di infezioni umana da MRSA venivano correlati all'allevamento suino in Olanda. Il successivo screening dei suini del paese mostrava un'incidenza stimata del 39% nei soggetti all'ingrasso. Gli MRSA associati ai suini non erano identificabili con le tipizzazioni abituali e venivano denominati NT-MRSA, appartenenti a un unico clone specifico (ST398).

Uno studio nell'uomo identificava nel contatto con suini e bovini un fattore di rischio per l'infezione da NT-MRSA, definita come una nuova malattia emergente degli animali zootecnici, non altamente virulenta ma degna di attenzione. Gli studi definivano "improbabile" la via di trasmissione alimentare di NT-MRSA nella popolazione umana. Tuttavia, gli MRSA dovrebbero essere considerati possibili agenti zoonosici. Come per gli MRSA nosocomiali, gli NT-MRSA sono emersi in un contesto di elevata pressione antibiotica, quello della produzione animale; altri possibili fattori sono la densità e i sistemi di allevamento.

Altri studi in diversi paesi hanno identificato quali fattori di rischio per l'infezione umana il contatto con suini, bovini, cani e l'occupazione professionale in cliniche per grossi animali.


MRSA negli animali d'affezione
La grande maggioranza dei casi di MRSA negli animali da compagnia è stata osservata in seguito a infezione della ferita chirurgica, soprattutto in caso di impianti ortopedici, probabilmente a causa del biofilm che si formava sugli impianti. Gli MRSA sono definiti un'infezione nosocomiale emergente nelle cliniche veterinarie.

Uno studio irlandese stimava che il 13% dei cani con infezioni cliniche in un ospedale veterinario di riferimento era portatore di MRSA, contro l'8% dei cani di un ambulatorio di base e lo 0,6% dei cani sani. Nel Regno Unito, era portatore il 9% dei cani esaminati presso il Royal Veterinary College,e in Germania era positivo per MRSA il 7,5% dei cani “con ferite”. L'origine degli MRSA negli animali da compagnia potrebbe essere legata a uno “spill over” delle infezioni nosocomiali dell'uomo. Ma si è parlato di un'infezione che può agire in entrambe le direzioni.

MRSA nel cavallo
Uno studio effettuato in Nordamerica ha mostrato che il contatto regolare con più di 20 cavalli (ad esempio grossi allevamenti) era un fattore di rischio per la colonizzazione da CA-MRSA sia nell'uomo che nel cavallo. Sebbene la prevalenza degli MRSA in questa specie sia sconosciuta, sembrano essere presenti ceppi non comuni nella popolazione umana. I cavalli potrebbero agire da serbatoio e fonte di infezione per l'uomo mediante contatto ravvicinato. Benché vi siano poche evidenze che gli MRSA equini costituiscano un rischio per la salute pubblica, i Veterinari dovrebbero essere considerati un gruppo a rischio elevato.




Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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MRSA in veterinaria: aumentare la consapevolezzaGli MRSA (Staphylococcus aureus meticillino-resistente) costituiscono un problema crescente sia negli animali che nell'uomo ed è necessaria un'azione urgente, basata su una responsabilità condivisa tra medicina veterinaria e sanità pubblica. È questa la principale conclusione della recente conferenza sugli MRSA organizzata dalla Federation of Veterinarians of Europe (FVE) a Bruxelles (8 aprile 2008).

MRSA nei suini, una nuova zoonosi?
Inizialmente, si riconoscevano soltanto due tipi di MRSA in medicina umana: MRSA nosocomiali e comunitari. Nel 2004, tre casi di infezioni umana da MRSA venivano correlati all'allevamento suino in Olanda. Il successivo screening dei suini del paese mostrava un'incidenza stimata del 39% nei soggetti all'ingrasso. Gli MRSA associati ai suini non erano identificabili con le tipizzazioni abituali e venivano denominati NT-MRSA, appartenenti a un unico clone specifico (ST398).

Uno studio nell'uomo identificava nel contatto con suini e bovini un fattore di rischio per l'infezione da NT-MRSA, definita come una nuova malattia emergente degli animali zootecnici, non altamente virulenta ma degna di attenzione. Gli studi definivano "improbabile" la via di trasmissione alimentare di NT-MRSA nella popolazione umana. Tuttavia, gli MRSA dovrebbero essere considerati possibili agenti zoonosici. Come per gli MRSA nosocomiali, gli NT-MRSA sono emersi in un contesto di elevata pressione antibiotica, quello della produzione animale; altri possibili fattori sono la densità e i sistemi di allevamento.

Altri studi in diversi paesi hanno identificato quali fattori di rischio per l'infezione umana il contatto con suini, bovini, cani e l'occupazione professionale in cliniche per grossi animali.


MRSA negli animali d'affezione
La grande maggioranza dei casi di MRSA negli animali da compagnia è stata osservata in seguito a infezione della ferita chirurgica, soprattutto in caso di impianti ortopedici, probabilmente a causa del biofilm che si formava sugli impianti. Gli MRSA sono definiti un'infezione nosocomiale emergente nelle cliniche veterinarie.

Uno studio irlandese stimava che il 13% dei cani con infezioni cliniche in un ospedale veterinario di riferimento era portatore di MRSA, contro l'8% dei cani di un ambulatorio di base e lo 0,6% dei cani sani. Nel Regno Unito, era portatore il 9% dei cani esaminati presso il Royal Veterinary College,e in Germania era positivo per MRSA il 7,5% dei cani “con ferite”. L'origine degli MRSA negli animali da compagnia potrebbe essere legata a uno “spill over” delle infezioni nosocomiali dell'uomo. Ma si è parlato di un'infezione che può agire in entrambe le direzioni.

MRSA nel cavallo
Uno studio effettuato in Nordamerica ha mostrato che il contatto regolare con più di 20 cavalli (ad esempio grossi allevamenti) era un fattore di rischio per la colonizzazione da CA-MRSA sia nell'uomo che nel cavallo. Sebbene la prevalenza degli MRSA in questa specie sia sconosciuta, sembrano essere presenti ceppi non comuni nella popolazione umana. I cavalli potrebbero agire da serbatoio e fonte di infezione per l'uomo mediante contatto ravvicinato. Benché vi siano poche evidenze che gli MRSA equini costituiscano un rischio per la salute pubblica, i Veterinari dovrebbero essere considerati un gruppo a rischio elevato.




Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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