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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Visualizza articoli per tag: suini

aghi suiniGli autori dello studio in esame avevano l’obiettivo di chiarire se l'uso ripetuto degli aghi utilizzati per iniettare il ferro nei suinetti influenzasse la forza richiesta per perforare la cute del cadavere dei suinetti. 

Sono state 31 le unità di suini esaminate sul riutilizzo dell'ago e sulle pratiche di iniezione. 

Disciplina Practice management

Swine pigletsNell'uomo, il virus dell'epatite E (hepatitis E virus, HEV) è responsabile di un'epatite acuta a trasmissione enterica, che può cronicizzare nei pazienti immunocompromessi. I genotipi 3 e 4 (HEV-3 e HEV-4) sono zoonotici e i suini domestici e il cinghiale rappresentano i principali reservoir. Il verificarsi di casi autoctoni in Europa, in aumento negli ultimi 10 anni, è stato associato alla trasmissione zoonotica di origine alimentare di HEV-3, principalmente legata al consumo di prodotti a base di carne di maiale poco cotti o crudi e carne di cinghiale. I ceppi zoonotici di HEV-3 sono diffusi negli allevamenti di suini, tuttavia sono disponibili poche informazioni sulla dinamica dell'infezione da HEV-3 negli allevamenti, tra i suini. Gli obiettivi di questo studio erano quelli di valutare la prevalenza dell'infezione da HEV zoonotici tra suini di età diverse lungo la catena di produzione e di determinare per quanto tempo il virus può persistere nell'ambiente di un allevamento.

La presenza di HEV-RNA è stata valutata mediante RT-PCR su 281 campioni di pool fecali collezionati durante 19 mesi (2017-2019) in un allevamento a due siti (circa 1.000 scrofe), nel Nord Italia. In totale 67/281 pool fecali (23,8%) sono risultati positivi per la presenza di HEV-RNA (sito 1: 59/221, 26,7%; sito 2: 8/60, 13,3%). Il sequenziamento nucleotidico ha rivelato un’unica variante virale di HEV-3 circolante durante il periodo di sorveglianza di 19 mesi. Lo stesso ceppo di HEV-3 era stato rilevato nello stesso allevamento nel 2012, indicando la persistenza dello stesso virus per 7 anni ed evidenziando il ruolo dell'ambiente come fonte continua di infezione negli allevamenti di suini.

Giovedì, 02 Agosto 2018 15:27

Pleuropolmonite suina: strategie antibiotiche

pleuropolmoniteLe epidemie acute di pleuropolmonite suina, una malattia respiratoria batterica sostenuta da Actinobacillus pleuropneumoniae, sono spesso accompagnate da elevata mortalità e perdite economiche. Le forme gravi richiedono frequentemente il trattamento antibiotico parenterale.

Uno studio sperimentale ha testato l'efficacia e la sicurezza di una dose singola di 8 mg/kg di marbofloxacina per il trattamento della pleuropolmonite suina acuta dopo inoculazione sperimentale di suini con A. pleuropneumoniae sierotipo 2 tramite aerosol. I risultati sono stati confrontati con un protocollo di trattamento che prevedeva la somministrazione, per tre giorni consecutivi, di 2,5 mg/kg di enrofloxacina e con un gruppo placebo (soluzione salina). I criteri per la valutazione dell'efficacia erano la gravità delle lesioni polmonari, la neutralizzazione del batterio e il decorso della malattia clinica dopo il trattamento.

Schermata 2017 02 20 alle 12.47.51Uno studio ha valutato la presenza di Toxoplasma gondii e ne ha caratterizzato geneticamente gli isolati nelle carcasse di suini all’ingrasso di allevamenti industriali prelevando campioni sangue, diaframma e cuore da 375 carcasse di suini macellati per la produzione di prosciutto di Parma. I suini erano stati allevati in allevamenti approvati (n = 75) localizzati nella cosiddetta Food Valley italiana. Si esaminava il siero per la ricerca di IgG verso T. gondii mediante test di agglutinazione modificato (MAT). I campioni cardiaci e diaframmatici delle carcasse sieropositive venivano processati per la ricerca del DNA di T. gondii (locus B1) mediante RT-PCR e test HRM (High resolution melting).

Si riscontravano anticorpi anti-Toxoplasma nel 2,1% delle carcasse suine, con titoli da 1:10 a 1:320. Il DNA di T. gondii veniva identificato in tutte le carcasse sieropositive (8) e in 11 (3 campioni cardiaci e 6 campioni diaframmatici) di 16 campioni, ovvero in campioni cardiaci di 2 soggetti, tessuto diaframmatico di 3 soggetti e entrambi i tessuti muscolari di 3 soggetti.

Si determinava il genotipo di Toxoplasma in 7 carcasse su 8: il tipo III era identificato in 4 carcasse, il tipo II in 2 e il tipo sia III sia II in 1 carcassa.

I rilievi sierologici e l’identificazione molecolare di T. gondii suggeriscono che i prodotti ottenuti dai suini di allevamenti industriali possono essere potenziali fonti di Toxoplasma per l’uomo. Le misure preventive in allevamento associate al monitoraggio delle carcasse al macello non dovrebbero mai essere trascurati per prevenire l’introduzione di T. gondii nella catena alimentare e garantire la sicurezza di questi prodotti per il consumatore, concludono gli autori.

“Occurrence of Toxoplasma gondii in Carcasses of Pigs Reared in Intensive Systems in Northern Italy.” Papini R, di Ciccio P, Marangi M, Ghidini S, Zanardi E, Vergara A, Giangaspero A, Nardoni S, Rocchigiani G, Mancianti F, Ianieri A2. J Food Prot. 2017 Feb 16:515-522.

Disciplina Parassitologia
Venerdì, 07 Giugno 2002 17:36

O'Brien P.J.

Disciplina Riviste
Venerdì, 07 Giugno 2002 17:36

Lewis G.D.

Disciplina Riviste
Venerdì, 07 Giugno 2002 17:36

Jones-Lang K., Bey R., Han Soo Joo

Disciplina Riviste
Venerdì, 07 Giugno 2002 17:36

Friendship R.M., Deen J.

Disciplina Riviste
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