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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Schermata 2017 11 22 alle 10.49.26Uno studio ha indagato l’ associazione tra salute della mammella (UH) e proteine sieriche (proteine totali, albumina, globuline, rapporto albumina:globuline) nelle bovine da latte. Si prelevavano campioni di sangue e latte da 1508 bovine di 6 diverse razze (Holstein Friesian, Brown Swiss, Jersey, Simmental, Rendena e Alpine Grey) di 41 mandrie multi-razza. Si effettuava l’esame batteriologico dei campioni di latte con conta delle cellule somatiche (SCC) >100.000 cell/mL e si confermava l’identificazione dei batteri mediante multiplex-PCR.

I campioni di latte venivano raggruppati in 7 gruppi di UH: sane (bovine con SCC <100.000 cell/mL e non sottoposte a coltura); campioni di latte con coltura negativa e SCC bassa, media o alta; campioni con coltura positiva e infezioni intramammarie contagiose, ambientali e opportunistiche.

Schermata 2017 11 20 alle 10.35.45Il Pestivirus suino atipico (APPV) è stato recentemente associato a patologie neurologiche nei suinetti neonati. L’analisi di 1460 campioni di siero di suini apparentemente sani di diverse parti d’Europa e Asia dimostra una distribuzione geografica ampia di APPV con elevata variabilità genetica ed elevati tassi di identificazione di genoma e anticorpi di APPV.

Dati iniziali da Stati Uniti e Germania suggeriscono un’abbondanza relativamente elevata (2,4%–22%) del genoma di APPV nei suini apparentemente sani, che probabilmente giocano un ruolo epidemiologico importante come portatori del virus.

Nello studio attuale il genoma di APPV veniva identificato nei suini domestici di tutte le regioni analizzate (Germania, Gran Bretagna, Italia, Serbia, Svizzera, Cina e Taiwan). In totale, risultavano positivi al genoma di APPV 130 campioni su 1460 (8,9%). I tassi d’identificazione variavano dal 2,3% della Gran Bretagna al 17,5% dell’Italia.

Lo studio indica che il virus APPV recentemente scoperto è abbondante in numerosi continenti e può essere considerato un patogeno suino di probabile rilevanza mondiale, concludono gli autori.

“High Abundance and Genetic Variability of Atypical Porcine Pestivirus in Pigs from Europe and Asia” Postel A, Meyer D, Cagatay G, Feliziani F, De Mia G, Fischer N, et al. Emerg Infect Dis. 2017; 23 (12): 2104-2107.

oldI cani possono essere di beneficio nel ridurre il rischio cardiovascolare dei proprietari fornendo loro supporto sociale e motivazione per l’attività fisica. Uno studio ha indagato l’associazione del possesso di un cane con le malattie cardiovascolari (CVD) e i decessi in uno studio prospettico su scala nazionale (n = 3.432.153) di persone tra i 40 e gli 80 anni d’età, con follow-up fino a 12 anni. Erano disponibili dati auto-forniti sulla salute e lo stile di vita di 34.202 partecipanti nel registro svedese dei gemelli.

Nelle case abitate da persone singole o più persone, il possesso di un cane (13,1%) era associato a un minor rischio di morte, rispettivamente HR (hazard ratio) 0,67 (95% CI, 0,65–0,69) e 0,89 (0,87–0,91) e di morte per CVD, rispettivamente HR 0,64 (0,59–0,70) e 0,85 (0,81–0,90).

Giovedì, 16 Novembre 2017 09:18

Cheratite da microfilarie in sette cani

filaLa diagnosi di cheratite parassitaria non è frequente negli animali domestici. Uno studio ha descritto gli aspetti clinici e istopatologici della cheratite cronica causata da microfilarie in 7 cani. Tutti i cani presentavano opacità corneali superficiali di vario grado a carico delle regioni perilimbare e centrale della cornea, e altre aree opache in forma di depositi cristallini e vascolarizzazioni corneali. Le lesioni erano bilaterali e associate a un’iperemia congiuntivale da lieve a moderata. Non vi era anamnesi di blefarospasmo o prurito e nessun soggetto presentava erosioni epiteliali.

La biopsia corneale rivelava la presenza di microfilarie libere nello stroma corneale, con gradi variabili di infiammazione e distruzione delle fibre collagene. Le microfilarie erano inoltre presenti in lesione cutanee, osservate mediante skin snip.

Schermata 2017 11 15 alle 11.14.15Le micoplasmosi generano perdite economiche importanti per gli allevatori dell’industria avicola. La ricerca sui micoplasmi è quindi fondamentale per implementare i piani di controllo delle malattie causate da questi batteri, specialmente nelle specie più rilevanti: tacchini, polli da carne e galline ovaiole.
Attualmente la diagnosi per l’identificazione diretta delle micoplasmosi si basa su metodiche di isolamento colturale e analisi biomolecolari. Solamente nel caso di Mycoplasma gallisepticum (MG), Mycoplasma synoviae (MS) sono disponibili ulteriori metodiche di tipo indiretto, come l’esame sierologico.

Sebbene le metodiche dirette consentano un’elevata sensibilità e specificità, presentano alcuni svantaggi:

• necessità di personale specializzato;
• attrezzature dedicate;
• costo dei reagenti;
• tempi lunghi di risposta, variabili da giorni a settimane.

Per ottimizzare i costi e velocizzare i tempi di analisi nasce dunque la necessità di avere a disposizione nuovi metodi diagnostici che forniscano risultati rapidi e affidabili per l’identificazione sia in laboratorio, che addirittura in allevamento durante il sopralluogo clinico, così da permettere la pronta attivazione di misure di contenimento del patogeno e/o le terapie più appropriate.

Con il progetto di ricerca RC 14/12, finanziato dal Ministero della Salute, un gruppo di ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha sviluppato un anticorpo monoclonale pan-micoplasma aviare che, impiegato con la tecnologia di agglutinazione rapida al lattice (test latex), può permettere la rilevazione della presenza di micoplasmi in vitro su campioni di brodocolture.

Per adattare questa tecnologia di detection sono state eseguite circa 4.000 prove di messa a punto. Sferette di polistirene del diametro di 1 micrometro (1 millesimo di millimetro) vengono rivestite di anticorpi monoclonali su un comune supporto bianco per agglutinazione e messe a contatto con campioni contaminati da micoplasmi. Mediante la reazione antigene-anticorpo, nel giro di pochi minuti attorno alle sferette si creano agglomerati di micoplasmi visibili a occhio nudo. Semplificando, il substrato consente di catturare gli anticorpi in quanto funziona come una sorta di calamita per i micoplasmi, se sono presenti.§

Il progetto ha permesso di dimostrare che la tecnologia latex può essere utilizzata come metodo rapido ed efficace per la rilevazione diretta di micoplasmi, con una sensibilità analitica sufficientemente adeguata all’impiego su campioni di laboratorio.

In particolare il metodo sviluppato risulta:

• semplice, poiché permette la lettura del risultato a occhio nudo;
• rapido, in quanto consente di rilevare un’eventuale positività in 3-4 minuti;
• sensibile, in quanto consente di rilevare la presenza di alcune centinaia di micoplasmi nella goccia di campione testata.

In futuro l’utilizzo di anticorpi monoclonali specie-specifici potrà permettere la rapida identificazione delle diverse specie di micoplasmi, riducendo i tempi e i costi delle analisi.

La metodica dovrà essere ulteriormente messa a punto per matrici organiche complesse (muco, tamponi tracheali o cloacali), ma si sono poste le corrette basi per lo sviluppo e l’applicazione del test direttamente in campo ed anche in ambiti diagnostici differenti.

Schermata 2017 11 15 alle 10.52.02Giardia duodenalis e Cryptosporidium spp. sono comuni patogeni intestinali dell’uomo e degli animali. Il cane può essere infestato dai isolati zoonosici di G. duodenalis e Cryptosporidium spp. che, conseguentemente, hanno un elevato interesse in ambito di sanità pubblica. Uno studio ha stimato la presenza di questi protozoi nelle feci canine imbrattanti le aree pubbliche dell’area municipale di Padova ai fini di una potenziale valutazione dei rischi sanitari per i cani e per l’uomo.

Si raccoglievano 705 campioni di feci canine in aree verdi (n = 270) e urbane (n = 435), processandole mediante duplex RT-PCR e RT-PCR SYBR® Green I per l’identificazione di entrambi i protozoi. I campioni positivi venivano sottoposti a nested PCR specifiche (geni per Giardia β-giardina/SSU-rRNA; gene per Cryptosporidium SSU-rRNA) per ricavare informazioni dettagliate sugli isolati ottenuti.

La prevalenza di Giardia e Cryptosporidium era rispettivamente del 28,9% e 1,7%. Si identificavano 21 campioni Giardia-positivi come assemblaggi specifici per il cane C e D e 1 come assemblaggio specifico per l’uomo B. Un isolato era identificato come Cryptosporidium canis mentre gli altri 11 appartenevano al complesso Cryptosporidium parvum spp.

Contrariamente alla bassa prevalenza di Cryptosporidium, l’ampia distribuzione di Giardia suggerisce un elevato rischio di infestazione per i cani che frequentano le aree pubbliche. Benché i dati indichino un rischio limitato per la salute umana, è necessario migliorare l’educazione generale per ridurre la presenza di feci canine nell’ottica di una maggior consapevolezza dei rischi sanitari associati.


“Molecular detection of Giardia duodenalis and Cryptosporidium spp. in canine faecal samples contaminating public areas in Northern Italy.” Simonato G, Frangipane di Regalbono A, Cassini R, Traversa D, Tessarin C, Di Cesare A3Pietrobelli M. Parasitol Res. 2017 Nov 11. [Epub ahead of print]

Schermata 2017 11 14 alle 10.04.18Uno studio clinico prospettico ha valutato la risposta al trattamento chirurgico dell’ernia iatale da scivolamento (SHH) e del reflusso gastroesofageo (GER) in 17 cani, utilizzando una classificazione clinica standardizzata, studi fluoroscopici della deglutizione e la planimetria impedenziometrica.

I cani venivano inclusi se avevano segni clinici ed evidenza fluoroscopica di SHH e/o GER. I proprietari completavano uno strumento standardizzato di valutazione della disfagia canina (CDAT) pre- e postperatorio. Si effettuava lo studio fluoroscopico della deglutizione con il soggetto sveglio e la planimetria impedenziometrica (IP) per valutare la funzione esofagea e la localizzazione e geometria dello sfintere esofageo inferiore preoperatoria, oltre che postoperatoria in un sottogruppo di cani.

Prima dell’intervento, 13/17 cani avevano un’anamnesi di rigurgito e 4/17 avevano evidenza radiografica di polmonite ab ingestis. Il rigurgito postprandiale migliorava in 8/10 cani con rigurgito preoperatorio e per i quali erano disponibili i questionari CDAT completi pre- e postoperatori.

Il punteggio di gravità dell’ernia iatale migliorava dopo l’intervento nei cani con studio fluoroscopico della deglutizione pre- e postoperatorio (n = 12). Tuttavia, il punteggio di frequenza dell’ernia e i parametri IP non differivano significativamente tra i momenti temporali.

I segni clinici di SHH miglioravano generalmente con l’intervento ma non si risolvevano costantemente. Gli studi fluoroscopici fornivano evidenza che GER e SHH possono persistere dopo l’intervento in alcuni pazienti. Sulla base dei risultati della IP, il miglioramento clinico potrebbe essere attribuibile a un meccanismo indipendente dall’attenuazione dello sfintere esofageo inferiore.


“Prospective evaluation of surgical management of sliding hiatal hernia and gastroesophageal reflux in dogs.” Mayhew PD, Marks SL, Pollard R, Culp WTN, Kass PH. Vet Surg. 2017 Nov; 46 (8): 1098-1109.

Martedì, 14 Novembre 2017 09:19

Tiroidectomia in stazione nel cavallo

tirUno studio retrospettivo ha descritto la tiroidectomia in stazione, con sedazione e anestesia locale in 10 cavalli con neoplasie tiroidee. Si includevano soggetti con aumento di volume della tiroide trattato chirurgicamente mediante tiroidectomia emi- o bilaterale.

 L’aumento di volume tiroideo era unilaterale in 8 cavalli e bilaterale in 2. Le diagnosi istopatologiche includevano adenoma (5/10), adenocarcinoma (2/10), iperplasia cistica (2/10) e adenoma a cellule-C (1/10). Non si osservavano complicazioni maggiori durante o dopo l’intervento. Tutti i cavalli riprendevano il livello di attività precedente entro 6 settimane. Si diagnosticava la recidiva in un soggetto 7 mesi dopo l’asportazione, rendendo necessario un secondo intervento. Non si registravano in nessun caso la neuropatia del nervo laringeo ricorrente e la formazione di sieroma nel postoperatorio.

La tiroidectomia può essere effettuata in maniera sicura nel cavallo in stazione, sedato e con anestesia locale. Tale procedura non aumenta le complicazioni intraoperatorie o postoperatorie e può essere considerata nei cavalli con aumento di volume tiroideo suscettibile di trattamento chirurgico, concludono gli autori.


“Standing thyroidectomy in 10 horses.” Marcatili M, Voss SJ, Pollock PJ. Vet Surg. 2017 Nov 8. [Epub ahead of print]

Schermata 2017 11 14 alle 08.49.26I trasporti commerciali di animali vivi all'interno dell'Unione Europea devono soddisfare i requisiti e le prescrizioni previste dal Regolamento CE 1/2005. Tale norma prevede, per gli ovini adulti trasportati per più di 29 ore (h) (14 h di viaggio, 1 h di sosta intermedia e 14 h di viaggio), una sosta obbligatoria di 24h in un posto di controllo (CP). Ciononostante, non esiste a oggi evidenza scientifica degli effetti di soste di durata differente sulle condizioni di benessere di ovini adulti durante i lunghi viaggi.

Scopo di uno studio preliminare è stato valutare se la durata di tale sosta possa essere ridotta senza impattare negativamente sul benessere degli animali trasportati. Novantasei pecore adulte sono state divise in 4 gruppi omogenei: un gruppo (controllo, C) è rimasto nell'allevamento di origine per l'intera durata dell'esperimento mentre gli altri tre sono stati trasportati per 29 h (lungo viaggio, LV), scaricati in CP ove hanno sostato per tempi diversi (8 h, S8; 16 h, S16; 24 h, S24) ed infine ritrasportate per un viaggio di 6 h (viaggio breve, VB).

Schermata 2017 11 14 alle 08.25.50Uno studio clinico prospettico randomizzato cieco ha confrontato gli effetti clinici e i punteggi di sedazione della somministrazione intranasale (IN) o intramuscolare (IM) di dexmedetomidina nel cane. Si includevano 20 cani di proprietà da sottoporre a procedure diagnostiche non invasive. I cani venivano assegnati alla somministrazione di 0,02 mg/kg di dexmedetomidina IN (gruppo IN) o IM (gruppo IM).

Si classificava la sedazione prima e a intervalli di 5 minuti (per 45 minuti) dopo la somministrazione del farmaco utilizzando una scala composta descrittiva semplice con punteggio da 0 (non sedato) a 13 (buona sedazione). Si registrava ogni 5 minuti per 45 minuti la frequenza respiratoria (fR), la frequenza cardiaca, la saturazione di ossigeno (SpO2) e la pressione arteriosa non invasiva.

Il peso corporeo, l’età e il sesso non differivano tra i gruppi. L’esordio di azione della dexmedetomidina somministrata per via IN non era più breve di quello della somministrazione IM (6,3 ± 3,3 versus 9,4 ± 4,6 minuti, p = 0,120). Il punteggio di sedazione era maggiore nel gruppo IN [10 (0–11)] rispetto al gruppo IM [6 (0–8)] (p < 0,001).

Al momento del picco di sedazione, la frequenza cardiaca diminuiva del 56% rispetto ai valori basali nel gruppo IM e del 18% nel gruppo IN. Non si osservavano differenze significative di SpO2 e fR nei due gruppi in nessun momento temporale. Non si osservavano effetti indesiderati.

La somministrazione intranasale di 0,02 mg/kg di dexmedetomidina produceva una sedazione efficace, una minore bradicardia e una sedazione più profonda rispetto alla somministrazione IM nei cani sani e può essere considerata come una via alternativa di somministrazione di questo anestetico nel cane, concludono gli autori.


Sedative and cardiovascular effects of intranasal or intramuscular dexmedetomidine in healthy dogs.” Micieli F, Santangelo B, Reynaud F, Mirra A, Napoleone G, Della Valle G, Portier KG, Vesce G. Vet Anaesth Analg. 2017 Jul; 44 (4): 703-709.

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