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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Schermata 2017 11 13 alle 13.10.34La somministrazione del cibo fresco di sera è una strategia gestionale utilizzata in alcuni casi durante i periodi di stress da calore, tuttavia precedenti esperimenti hanno osservato che la somministrazione serale aumenta l’assunzione di cibo durante le 2 ore successive e non modifica l’assunzione durante la notte.

Uno studio ha determinato l’effetto dell’alimentazione notturna sui ritmi giornalieri della vacca da latte durante la stagione estiva. Si includevano 21 bovine Holstein in uno studio crossover su periodi di 14 giorni. Un sistema automatizzato registrava il momento dell’assunzione del cibo nel corso degli ultimi 7 giorni di ciascun periodo. I due trattamenti consistevano nella somministrazione di cibo fresco ad libitum una volta al giorno alle 08:30 o alle 20:30.

La produzione e la composizione lattea non venivano modificate dal trattamento ma l’alimentazione notturna riduceva la concentrazione di acidi grassi preformati nel grasso del latte. Inoltre, riduceva l’assunzione di cibo di 1,7 kg/die e diminuiva la sostanza secca del tratto digerente totale e la digeribilità della fibra neutro-detersa (NDF) rispettivamente di 0,7 e 0,8 unità percentuali.

La quantità di cibo consumato le prime 2 ore dopo la somministrazione era del 64% maggiore con l’alimentazione serale ma non cambiava tra i due trattamenti durante la notte o nel primo pomeriggio. Un’interazione con il momento del giorno era osservata per la concentrazione di NDF fecale e NDF non digeribile e per la concentrazione plasmatica di glucosio, insulina e urea. L’alimentazione notturna determinava un aumento dell’insulina plasmatica dopo il pasto, che riduceva il glucosio plasmatico. Il ritmo giornaliero della temperatura corporea era sincronizzato al trattamento, con la fase spostata e l’ampiezza ridotta dall’alimentazione notturna, indicando un’alterazione dell’orologio centrale.

L’alimentazione delle bovine una volta al giorno di sera durante l’estate causava un aumento simile dell’assunzione di cibo e dell’insulina plasmatica dopo il pasto a quella precedentemente osservata durante le stagioni non di stress da calore. La nutrizione notturna diminuiva anche l’assunzione il cibo e la digeribilità totale. Prima di intraprendere un’alimentazione notturna si dovrebbero considerare le modalità giornaliere di assunzione del cibo e altri comportamenti, concludono gli autori.

Schermata 2017 11 13 alle 09.58.22L’asma equina è una patologia caratterizzata da ostruzione reversibile delle vie aeree, iperreattività bronchiale e infiammazione delle vie aeree, dovute a esposizione di cavalli sensibili a specifici agenti aerodispersi. Benché sia possibile una remissione clinica in un ambiente con bassa quantità di polvere aerodispersa, esacerbazioni ripetute possono condurre a un rimodellamento reversibile delle vie aeree. I dati disponibili sulla farmacoterapia dell’asma equina derivano da numerosi piccoli studi e non sono stati condotti studi clinici che confrontino direttamente i vari farmaci disponibili.

Ua metanalisi degli studi clinici sulla farmacoterapia dell’asma equina ha valutato l’impatto degli interventi farmacologici su questa condizione e ha confrontato l’effetto di differenti classi di farmaci sulla funzione polmonare.

Si estraevano da 32 studi i risultati relativi a 319 cavalli affetti da asma. I broncodilatatori, i corticosteroidi e i cromoni miglioravano la pressione massima transpolmonare o pleurica (range: −8,0 to −21,4 cmH2O; P<0,001). I broncodilatatori, i corticosteroidi e la furosemide riducevano la resistenza polmonare (range: da −1,2 a – 1,9 cmH2O/L/s; P<0,001) e aumentavano notevolmente la compliance polmonare dinamica. Gli agonisti dei β2-adrenorecettori (β2-AR) inalatori e i corticosteroidi inalatori avevano una maggiore probabilità di rappresentare la terapia migliore. I trattamenti a lungo termine erano più efficaci rispetto quelli a breve termine.

Lo studio indica che i trattamenti a lungo termine con corticosteroidi e agonisti β2-AR a lunga durata d’azione inalatori possano rappresentare la prima scelta per il trattamento dell’asma equina. Sono auspicabili ulteriori studi clinici di elevata qualità per chiarire se i broncodilatatori inalatori debbano essere preferiti ai corticosteroidi inalatori o viceversa e per indagare la possibile superiorità di una terapia combinata dell’asma equina, concludono gli autori.


Pharmacological treatments in asthma-affected horses: A pair-wise and network meta-analysis.” Calzetta, L., Roncada, P., di Cave, D., Bonizzi, L., Urbani, A., Pistocchini, E., Rogliani, P. and Matera, M. G. (2017). Equine Vet J, 49: 710–717.

pcvLe infezioni parovirali perinatali causano miocardite necrotizzante nei cuccioli, con conseguente elevata mortalità acuta e danni cardiaci progressivi. Benché la diffusione della vaccinazione abbia drasticamente ridotto le epidemie di miocardite parvovirale canina, uno studio ha ipotizzato che le infezioni miocardiche da Parvovirus canino 2 (CPV-2) siano una causa non riconosciuta di miocardite, lesioni cardiache e/o riparazione mediante fibrosi nei cani giovani. Nello studio retrospettivo, si estraeva il DNA da tessuti fissati in formalina e inclusi in paraffina di 40 casi e 41 controlli di età inferiore a 2 anni dal 2007 al 2015. I casi avevano una diagnosi di necrosi, infiammazione o fibrosi miocardica, mentre i controlli incrociati per età erano privi di lesioni miocardiche.

Mediante PCR convenzionale e sequenziamento delle regioni da VP1 a VP2 si identificava CPV-2 in 12 su 40 casi (30%; 95 CI, 18%–45%) e in 2 su 41 controlli (5%; 95% CI, 0,1%–16%).

Schermata 2017 11 10 alle 11.16.59Un furetto (Mustela putorius furo) maschio intero di 5 mesi veniva visitato per apatia, tachipnea e intolleranza all’esercizio. All’esame clinico iniziale i due segni primari identificati erano la tachipnea e la cianosi. L’esame ematologico rivelava una grave policitemia con linfopenia, neutrofilia ed eosinofilia. L’esame radiografico rivelava cardiomegalia e un quadro polmonare alveolare diffuso. Si effettuava quindi un’ecocardiografia che mostrava un difetto del setto interventricolare, occlusione dell’arteria polmonare, overriding dell’aorta e ipertrofia ventricolare destra.

Tutte le alterazioni erano compatibili con la tetralogia di Fallot (TOF). Si effettuava una flebotomia e in seguito si manteneva l’animale con ossigeno e fluidoterapia. Il giorno seguente l’ematocrito scendeva all’11% e migliorava la difficoltà respiratoria. Quattro giorni dopo si verificava un peggioramento clinico e l’animale veniva soppresso.

L’esame autoptico confermava la presenza di TOF estrema con polmonite interstiziale diffusa secondaria a Pneumocystis carinii. A conoscenza dell’autore si tratta della prima descrizione di tetralogia di Fallot con policitemia in un furetto.

“Extreme Tetralogy of Fallot With Polycythemia in a Ferret (Mustela putorius furo).” Dias S, Planellas M, Canturri A, Martorell J. Top Companion Anim Med. 2017 Jun; 32 (2): 80-85.

adNei cani affetti da dermatite atopica (AD) sono state dimostrate reazioni di ipersensibilità a Malassezia spp che causano un’esacerbazione dei segni clinici. Un miglioramento dei segni clinici a seguito di terapia antifungina si osserva sia in presenza di sovracrescita di Malassezia sia di persensibilità a Malassezia (MHS). L’immunoterapia sottocutanea (SCIT) è considerata un trattamento sicuro ed efficace per il trattamento dell’AD canina. Gli effetti avversi sono considerati rari.

Uno studio descrive l’utilizzo della SCIT con estratti di Malassezia in cani monosensibilizzati. Si includevano 16 cani di proprietà con MHS e trattati con SCIT.

Si effettuava una revisione retrospettiva delle cartelle cliniche dei cani atopici con diagnosi di MHS, monosensibilizzati ad allergeni di Malassezia nei test intradermici e trattati con SCIT per più di 10 mesi. L’efficacia veniva misurata in base alla riduzione dell’utilizzo di farmaci antinfiammatori e antifungini ≥ 50% e alla riduzione del prurito ≥ 50%, valutata dal proprietario mediante un punteggio del prurito.

Si osservava una risposta buona alla SCIT in 9 casi su 16 (56%) che mostravano sia una riduzione dei farmaci antinfiammatori e antifungini sia una riduzione del punteggio del prurito ≥ 50%. Non erano segnalati effetti avversi.

L’immunoterapia allergene-specifica era un trattamento sicuro per i cani con ipersensibilità a Malassezia. L’efficacia di tale terapia è in acordo ai risultati di precedenti studi sull’immunoterapia con altri allergeni ambientali.

Venerdì, 10 Novembre 2017 09:42

LDA bovina: omentopessi o piloro-omentopessi?

Schermata 2017 11 10 alle 10.26.23Uno studio retrospettivo ho valutato la performance riproduttiva e la longevità produttiva delle bovine da latte trattate per dislocazione abomasale sinistra (LDA) con un una di due tecniche chirurgiche: omentopessi vs. piloro-omentopessi. Si includevano 87 bovine Holstein sottoposte a uno dei duei interventi durante un periodo di 5 anni.

Si rivedevano le cartelle cliniche disponibili fino a 4 anni dopo l’ultimo intervento per determinare il tasso di abbattimento e le relative motivazioni nelle bovine della mandria trattate e non trattate.

Delle 87 bovine con LDA, 58 erano state sottoposte a piloro-omentopessi e 29 a omentopessi. L’età delle bovine dei due gruppi di trattamento non differiva significativamente. Completavano > 1 ciclo di lattazione dopo l’intervento 56 bovine. Il tempo mediano durante il quale le bovine con LDA rimanevano della mandria era di 566 giorni (intervallo, 24-1838 giorni); tele tempo non differiva significativamente tra i due gruppi. Per le bovine trattate e non trattate, il tasso di abbattimento per insufficienza riproduttiva o altri problemi era simile. Presentavano una recidiva di LDA 4 (14%) bovine trattate con omentopessi e nessuna bovina trattata con piloro-omentopessi.

I risultati indicano che le bovine affette da LDA e sottoposte a omentopessi o piloro-omentopessi avevano tassi e motivi di abbattimento simili a quelli delle bovine non affette della mandria, durante il loro periodo produttivo. Tra i due gruppi di trattamento, differiva solo il tasso di recidiva della LDA.


“Comparison of omentopexy versus pyloro-omentopexy for treatment of left abomasal displacement in dairy cows: 87 cases (2001–2005)”. Baird AN, Mohamed A, Moore GE, Hawkins JF. J Am Vet Med Assoc. 2017 Nov 15; 251 (10): 1182-1187.

Martedì, 07 Novembre 2017 16:21

Prevenzione del tail biting: misure a confronto

Schermata 2017 11 08 alle 09.53.41Uno dei problemi dell’allevamento intensivo del suino sono le lesioni della coda causate dal tail biting (morsicatura della coda), spesso affrontato dagli allevatori con la caudectomia. Tuttavia, il taglio della coda non è una misura preventiva ottimale per questa condizione e sarebbero preferibili alternative. Uno studio ha indagato l’effetto relativo di tre possibili misure preventive delle lesioni della coda. Si includevano 112 recinti con 1624 suini in finissaggio suddivisi in quattro batterie. I recinti venivano assegnati a caso a uno di due livelli di 3 trattamenti: (1) caudectomia (n=60 recinti) v. non caudectomia (n=52 recinti), (2) presenza di 150 g di paglia per suino al giorno su pavimento solido (n=56 recinti) v. assenza di paglia (n=56 recinti), (3) densità di stabulazione di 1,21 m2/suino (11 suini/recinto; n=56 recinti) v. 0,7 3 m2/suino (18 suini/recinto; n=56 recinti).

Si registravano le lesioni della coda tre volte alla settimana durante tutto il periodo di finissaggio valutando la coda di ciascun suino. Un recinto veniva considerato come affetto da lesioni della coda e non più incluso nello studio se almeno un soggetto aveva una ferita della coda sanguinante; quindi, si registrava solo la prima comparsa di lesioni della coda nel recinto.

I dati venivano analizzati secondo regressione di Cox a rischi proporzionali per l’analisi di sopravvivenza. I risultati sono presentati come rischi e un rischio maggiore significa che un recinto ha un rischio maggiore di lesioni della coda e che queste si verifichino più precocemente durante il periodo di finissaggio.

I recinti con suini non caudectomizzati avevano un rischio 4,32 volte maggiore di lesioni della coda rispetto a quelli con suini caudectomizzati. I recinti senza presenza di paglia avevano un rischio 2,22 volte maggiore di lesioni della coda rispetto ai recinti con presenza di paglia. Non si osservavano interazioni tra i trattamenti ma l’effetto della caudectomia era maggiore rispetto all’effetto della disponbilità di paglia. La densità di stabulazione non aveva un effetto significativo sul rischio di lesioni della coda. Tuttavia, una combinazione tra disponibilità di paglia e minore densità di stabulazione era associata a un rischio di lesioni della coda simile a quello del solo taglio della coda.

In conclusione, il taglio della coda e la presenza di paglia erano misure preventive contro le lesioni della coda e la caudectomia riduceva il rischio più della presenza di paglia. E’ necessaria una combinazione di misure preventive per ridurre il rischio di lesioni della coda nei suini non caudectomizzati allo stesso livello dei suini caudectomizzati, concludono gli autori.

dermo

La dermoscopia è una tecnica diagnostica introdotta in dermatologia dei piccoli animali per la valutazione del pelo e della superficie cutanea. A conoscenza degli autori, l’uso di questa tecnica nel cavallo e l’aspetto dermoscopico del pelo e della cute equina non sono stati ancora descritti. Uno studio ha valutato l’applicabilità della dermoscopia alla specie equina e ha descritto gli aspetti del pelo e della superficie cutanea di 34 cavalli adulti sani di proprietà.

Schermata 2017 11 07 alle 10.36.16La sopravvivenza dei gatti con epilessia di origine sconosciuta (EUC) non è stata descritta. In uno studio è stata analizzata la semiologia delle convulsioni e la sua relazione con l’esito del trattamento e la sopravvivenza in una popolazione di 76 gatti. Si formulava un questionario relativo alla semiologia delle convulsioni sulla base di dati sperimentali. La semiologia delle convulsioni veniva caratterizzata mediante un’intervista al proprietario effettuata almeno un anno dopo le dimissioni.

Le convulsioni venivano classificate come (1) primarie generalizzate, (2) focali senza generalizzazione secondaria e (3) e focali con generalizzazione secondaria.

L’età media all’esordio delle convulsioni era di 4 anni (intervallo 0,3-18). Un terzo dei gatti con EUC presentava convulsioni primarie generalizzate e il 78% dei soggetti con convulsioni inizialmente focali progrediva a una forma secondaria generalizzata. I segni clinici delle convulsioni generalizzate includevano l’esordio improvviso di perdita di coscienza e convulsioni tonico-cloniche, mentre i gatti con convulsioni focali avevano segni unilaterali.

La terapia antiepilettica (AED) veniva intrapresa in 62 gatti. Il tasso di remissione completa era del 42% e il tempo di sopravvivenza mediano di 3,2 anni (intervallo 1-11), con o senza AED; il 91% dei gatti era ancora vivo al momento dell’intervista.

Né la semiologia né il tipo di convulsioni erano predittivi della sopravvivenza, della risposta al trattamento e dell’esito nei gatti con EUC. Una condizione libera da convulsioni per più di 12 mesi veniva osservata nel 79% dei gatti non sottoposti a AED.


“Survival in 76 cats with epilepsy of unknown cause: a retrospective study.” Szelecsenyi AC, et al. Vet Rec. 2017 Nov; 181 (18): 479

Schermata 2017 11 06 alle 09.38.00Si visitava un Serpente reale nero messicano (Lampropeltis getula nigrita) femmina intera di 10 anni nata in cattività, con anamnesi di distensione del celoma caudale da una settimana. All’esame clinico si identificava una massa di 5 cm di lunghezza soffice non mobile nel terzo caudale della cavità celomatica, 4 cm cranialmente alla cloaca.

L’esame radiografico diretto rivelava un aumento dell’opacità dei tessuti molli nell’area affetta, con strutture mineralizzate irregolari di dimensioni variabili. Si effettuava un esame contrastografico intracloacale che mostrava la ritenzione del contrasto nella cloaca. Tale aspetto erSchermata 2017 11 06 alle 09.39.00a compatibile con la presenza di una massa che comprimeva il retto. L’esame ecografico confermava la presenza di una massa di 2 × 3 cm, ovale, ben definita, con capsula ecogena. L’immagine CT rivelata una massa eterogenea con alcune aree mineralizzate e forma e dimensioni irregolari.

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