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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Schermata 2017 11 06 alle 09.16.58Le lesioni del nervo sciatico nei bovini possono causare dolore, paralisi e zoppia, creando problemi di benessere e produttività. In alcuni testi clinici si evidenzia la possibilità di danni iatrogeni a seguito di iniezione intramuscolare, tuttavia non vi sono indicazioni sulla prevalenza di quest’evenienza. Uno studio ha indagato le dimensioni e la posizione anatomica del nervo ischiatico in 4 tipologie di cadaveri di bovine da latte. Per valutare il rischio di danno iatrogeno, 54 partecipanti posizionavano aghi nella regione glutea dorsale di due cadaveri ciascuno, seguendo il proprio metodo abituale di iniezione intramuscolare. Si stimava in ciascun caso la distanza tra la punta dell’ago e il nervo ischiatico.

Il 69% delle iniezioni veniva effettuato entro 5 cm dal nervo ischiatico. La puntura diretta del nervo si verificava nel cadavere con le peggiori condizioni corporee. Un breve questionario rivelava che il 70% dei partecipanti utilizzava regolarmente la regione glutea dorsale per l’iniezione intramuscolare e il 50% iniettava comunemente un volume ≥ 20 mL in una singola sede di iniezione.

Si concludeva che il nervo ischiatico è esposto a un rischio considerevole di danno iatrogeno. Si dovrebbe al contrario promuovere il collo quale sede ottimale per l’iniezione intramuscolare in questa specie oppure migliorare le linee guida, se la regione glutea deve rimanere quella di uso comune. E’ consigliabile una sede di iniezione laterale tra tuber coxae e tuberosità ischiatica.


“Risk of iatrogenic damage to the sciatic nerve in dairy cattle.” Kirkwood RM, Remnant JG, Payne RM, Murphy AM, Wapenaar W. Vet Rec. 2017 Nov 2. [Epub ahead of print]

Schermata 2017 11 06 alle 08.55.44Uno studio descrive gli aspetti della rottura del tendine del tricipite nel cane e nel gatto. Si cercavano tra le cartelle cliniche di 10 cliniche di referenza i casi di rottura del tendine del tricipite nel cane e nel gatto nel corso di 10 anni diagnosticati sulla base dell’esame ortopedico e confermati durante la chirurgia. Si valutavano il follow-up a lungo termine e la soddisfazione del proprietario.

Si individuavano 13 casi di diagnosi di rottura del tendine del tricipite in 7 cliniche (9 cani, 4 gatti). La rottura del tendine era preceduta da traumi, anamnesi o presenza di una ferita, chirurgia nella regione dell’inserzione del tendine o trattamento corticosteroideo. Erano comuni i segni radiografici o istopatologici suggestivi di tendinopatia cronica. Tutti i casi venivano sottoposti a riparazione chirurgica mediante sutura del tendine, 12 dei quali venivano assicurati attraverso tunnel ossei. In tutti i casi si effettuava un’immobilizzazione mediante fissazione scheletrica esterna transarticolare (TAESF) (8/9 cani) o spica splint (4 gatti, 2 cani; in un cane si effettuava una TAESF dopo complicazioni associate allo spica splint).

Si verificavano complicazioni in 11 casi (17 complicazioni totali), spesso associate al metodo di immobilizzazione. In un caso si verificava una nuova rottura traumatica del tendine 2 anni dopo l’intervento. La presenza di una ferita al momento della presentazione era associata allo sviluppo di complicazioni multiple. Nove soggetti avevano un follow up a lungo termine: 5 raggiungevano la normale funzione e 4 una funzione accettabile.

Nonostante le complicazioni, il ritorno complessivo a una funzionalità soggettivamente normale o accettabile, come valutata dal proprietario, veniva ottenuto nella maggioranza dei casi.


“Complications and outcomes associated with 13 cases of triceps tendon disruption in dogs and cats (2003-2014).” Earley NF. Vet Rec. 2017 Nov 2. [Epub ahead of print]

Schermata 2017 11 03 alle 08.04.47La beta-caseina bovina A1 è una delle più comuni varianti nelle razze bovine da latte ed è considerata un fattore di rischio dell’intolleranza al latte e di altre importanti malattie dell’uomo, a causa del suo peptide bioattivo beta casomorfina-7 (BCM7) prodotto durante la digestione del latte A1 crudo o processato ma non del latte A2.

Uno studio ha messo a punto un metodo rapido ed economico per identificare il polimorfismo della beta caseina in un numero elevato di bovine, includendo 2 allevamenti da latte con 1230 bovine. I genotipi della beta caseina venivano stimati valutando l’esone 7 del gene della beta caseina bovina (CSN2) mediante analisi delle sequenze.

Nella popolazione dello studio si identificavano 5 varianti (A1, A2, B, F, I) e 13 genotipi (A1A1, A1A2, A1B, A1F, A1I, A2A2, A2B, A2F, A2I, BB, BF, BI, FI).
Il metodo mostrava un’elevata sensibilità e specificità, con costo limitato e rapidità di effettuazione.


Evaluation of bovine beta casein polymorphism in two dairy farms located in northern Italy.” Massella E, Piva S, Giacometti F, Liuzzo G, Zambrini AV, Serraino A. Ital J Food Saf. 2017 Sep 29; 6(3): 6904.

Schermata 2017 11 02 alle 09.37.30Due studi presentati al meeting annuale dell’American College of Allergy, Asthma and Immunology (ACAAI) indicano alcuni effetti protettivi dell’esposizione dei bambini al cane. Il primo studio mostra che i bambini nati in una casa in cui è presente un cane durante la gravidanza ricevono una protezione dall’eczema allergico, effetto protettivo che diminuisce entro i 10 anni di età. Il secondo studio mostra che i cani possono fornire alcuni effetti protettivi verso l’asma anche nei bambini allergici ai cani.

L’eczema è piuttosto comune nei bambini e può progredire ad allergia alimentare, nasale e asma. Il primo studio ha inteso valutare se vi fosse un effetto protettivo della convivenza con un cane che potesse rallentare tale progressione. Sono state esaminate coppie madre-bambino esposte a un cane. Si definiva “esposizione” la presenza di uno o più cani all’interno della casa per almeno un’ora al giorno. Si riscontrava che l’esposizione della madre al cane prima della nascita del bambino era significativamente associata a un minor rischio di eczema entro i due anni di vita del bambino, ma questo effetto protettivo si riduceva entro i 10 anni d’età.

Nel secondo studio, si esaminavano gli effetti di due diversi tipi di esposizione al cane sui bambini affetti da asma. Il primo tipo era l’esposizione all’allergene responsabile dell’allergia nei bambini con allergia ai cani. Il secondo tipo era l’esposizione a elementi diversi di cui il cane poteva essere portatore, quali i batteri. Si concludeva che l’esposizione a tali elementi può avere un effetto protettivo verso i sintomi dell’asma. Ma l’esposizione all’allergene può causare più sintomi di asma nei bambini che vivono in città affetti da allergia al cane. Tra questi ultimi soggetti, l’esposizione al cane può essere associata a due differenti effetti. Sembra esserci un effetto protettivo sull’asma dell’esposizione al cane non associata all’allergene e un effetto dannoso dell’esposizione all’allergene. Gli autori ritengono che il contatto di un bambino con fattori associati al cane diversi dall’allergene, quali batteri o altri fattori non noti, possa fornire l’effetto protettivo. Tuttavia, l’esposizione all’allergene canino resta un problema principale per i bambini allergici al cane.

"Effect of Prenatal Dog Exposure on Eczema Development in Early and Late Childhood" G.Cheema, et al. Annals of Allergy, Asthma & Immunology
Volume 119, Issue 5, Supplement, November 2017, Page S14

microMicrosporum canis è un fungo dermatofita i cui ospiti naturali riconosciuti sono il cane e il gatto. M. canis si trasmette inoltre facilmente all’uomo, causando lesioni della cute glabra (tinea corporis) e della testa (tinea capitis).

Uno studio descrive alcuni casi di infezione con M. canis nel bambino da una prospettiva medico veterinaria, sottolineando alcuni aspetti importanti di tale entità clinica. In particolare, si evidenzia la necessità di identificare la fonte animale dell’infezione con appropriati test diagnostici, il fatto che i gatti infetti possano non presentare segni dermatologici o presentare segni atipici e l’importanza dell’ambiente come serbatoio del fungo. L’animale responsabile dell’infezione potrebbe non essere l’animale d’affezione che vive con le persone infettate.

In presenza di un caso di infezione umana da M. canis, l’intervento veterinario è cruciale per identificare in maniera precisa la fonte animale dell’infezione ed evitare quindi il rischio di reinfezione.

“Infection by Microsporum canis in Paediatric Patients: A Veterinary Perspective.” Pasquetti M, Min ARM, Scacchetti S, Dogliero A, Peano A. Vet Sci. 2017 Sep 19; 4 (3).

Schermata 2017 10 27 alle 10.35.42In uno studio sono stati confrontati due metodi di raccolta di campioni di latte da quarti mammari bovini affetti da mastite. I campioni venivano prelevati in un ordine secondo il quale si effettuava prima la tecnica di prelievo asettico standard, seguita dall’inserimento di una cannula sterile attraverso il canale del capezzolo e dalla raccolta di un secondo campione di latte. Si confrontavano i risultati microbiologici delle due tecniche di campionamento. I campioni di latte venivano analizzati mediante RT-PCR.

Il metodo con cannula produceva un numero inferiore di specie microbiche o gruppi di specie per campione, rispetto alla tecnica convenzionale di campionamento. La specie più comunemente identificata era Staphylococcus spp. ed era riscontrata più frequentemente con il campionamento convenzionale, rispetto a quello con cannula.

Staphylococcus spp. identificato nei campioni di latte potrebbe anche avere avuto origine dal canale del capezzolo e non essere realmente presente nel latte.

Il numero di campioni positivi per Trueperella pyogenes o lieviti nei campioni convenzionali era due volte maggiore a quello dei campioni con cannula, indicando che la presenza di tali specie non dovrebbe essere necessariamente interpretata come responsabile delle infezioni intramammarie bovine.


“The effect of a cannula milk sampling technique on the microbiological diagnosis of bovine mastitis.” Friman M, et al. Vet J. 2017 Aug; 226:5 7-61.

Schermata 2017 10 27 alle 10.02.07Pochi studi hanno valutato gli effetti dell’età e dello stato di salute sulla concentrazione sierica dei trigliceridi nei puledri neonati. Uno studio ha valutato la concentrazione dei trigliceridi nei puledri neonati e nelle loro madri attraverso misurazioni seriali effettuate subito dopo il parto e a 1-2 giorni e 10-12 giorni di età, oltre che nei puledri ammalati.

I trigliceridi sierici misurati in serie in 7 puledri sani variavano con l’età. La concentrazioni mediana (intervallo) era rispettivamente di 28mg/dL (12-50mg/dL), 89mg/dL (51-264mg/dL) e 60mg/dL (28-135mg/dL) immediatamente dopo il parto, a 1-2 giorni di età e a 10-12 giorni di età.

La concentrazione di trigliceridi variava nelle diverse ore fino a 117mg/dL nei singoli puledri. Le fattrici avevano concentrazioni di trigliceridi inferiori (mediana, 20mg/dL; intervallo, 12-49mg/dL) rispetto ai puledri, quando i puledri avevano più di 24 ore di vita.

I puledri ammalati con meno di 24 ore di vita avevano concentrazioni di trigliceridi inferiori rispetto ai puledri ammalati di 1-7 giorni di età (mediana, 41mg/dL [intervallo, 16-116]; mediana, 110mg/dL [intervallo, 24-379mg/dL]). L’età e la concentrazione di trigliceridi mostravano un’associazione non lineare indipendente dallo stato di salute del puledro.

I puledri ammalati con colture batteriche positive avevano concentrazioni di trigliceridi più elevate rispetto a quelli con colture negative (rispettivamente, mediana, 111mg/dL [intervallo, 10-379mg/dL] e mediana 53mg/dL [intervallo, 17-271mg/dL].

I puledri che non sopravvivevano avevano concentrazioni di trigliceridi maggiori rispetto a quelli che sopravvivevano (rispettivamente, mediana, 116mg/dL [intervallo, 41-379mg/dL] e mediana, 55mg/dL [intervallo, 10-311mg/dL].

In conclusione, i trigliceridi erano più elevati nei puledri neonati sani di 1-2 giorni di età, nei puledri ammalati che non sopravvivevano e in quelli con colture batteriche positive. L’età era associata alla concentrazione di trigliceridi indipendentemente dallo stato di salute, concludono gli autori.


“Triglyceride concentrations in neonatal foals: Serial measurement and effects of age and illness.” Berryhill EH, Magdesian KG, Kass PH, Edman JE. Vet J. 2017 Sep; 227: 23-29.

Schermata 2017 10 26 alle 09.58.37Uno studio retrospettivo caso controllo ha determinato la mortalità e i fattori prognostici di 130 cani con enterite parvovirale sottoposti a trattamento come pazienti esterni. Si estraevano dalle cartelle cliniche i dati riguardanti l’età, il peso corporeo, la razza, l’anamnesi vaccinale, il trattamento somministrato e l’esito a breve termine (≥ 3 giorni; determinato telefonicamente col proprietario). I trattamenti venivano somministrati in accordo alle preferenze del clinico. I tassi di mortalità venivano calcolati complessivamente e per vari gruppi di segnalamento e trattamento.

Sopravvivevano per ≥ 3 giorni dopo la diagnosi iniziale di enterite parvovirale 97 cani (75%), mentre 33 non sopravvivevano (25%) . Rispetto alla distribuzione della popolazione generale della clinica, erano maggiormente rappresentati Chihuahua, Pastore tedesco, cani tipo pitbull e i maschi. Non si riscontravano differenze significative tra sopravvissuti e non sopravvissuti riguardo all’età, al peso corporeo e al sesso.

Nei cani a cui era stata prescritta un’integrazione calorica ogni 2-4 ore il tasso di mortalità era del 19% (16/85). La maggior parte di questi soggetti aveva inoltre ricevuto una fluidoterapia sottocutanea, un antiemetico e antibiotici.

Il clinico dovrebbe informare del tasso di mortalità del 25% nei cani con enterite parvovirale trattati come pazienti esterni quando discutono le opzioni di trattamento con i proprietari che non possono sostenere economicamente il ricovero dell’animale.


“Evaluation of mortality rate and predictors of outcome in dogs receiving outpatient treatment for parvoviral enteritis.” Sarpong KJ, Lukowski JM, Knapp CG. J Am Vet Med Assoc. 2017 Nov 1; 251 (9): 1035-1041.

Schermata 2017 10 27 alle 11.13.32Uno studio clinico descrive per la prima volta la terapia genica diretta per riparare gravi lesioni del legamento sospensore e del tendine flessore superficiale del dito nel cavallo (Equus caballus). Si iniettava il DNA plasmidico che codifica per due fattori di crescita specie-specifici, il fattore di crescita vascolare endoteliale 164 (VEGF164) e il fattore di crescita dei fibroblasti 2 (FGF2), nella sede di lesione del legamento e del tendine.

I geni erano derivati dal cavallo e determinavano nell'animale trattato la biosintesi di proteine naturali che venivano clonate in un singolo DNA plasmidicocav biologicamente sicuro e con scarsa probabilità di causare reazioni immunitarie nell'organismo.

Schermata 2017 10 27 alle 11.05.04Uno studio ha determinato la concentrazione di ormone paratiroideo (PTH), calcio ionizzato e 25-idrossivitamina D nel furetto adulto sano intero. Si preleva il siero di 16 furetti adulti clinicamente sani (8 maschi e 8 femmine). La concentrazione di PTH e 25-idrossivitamina D veniva determinata attraverso un test radioimmunologico in commercio validato per l’uomo, il cane, il gatto (PTH) e il cavallo (25-idrossivitamina D). La concentrazione di calcio ionizzato (pH 7,4) veniva determinata utilizzando un elettrodo ione-specifico.

Le concentrazioni mediane (minima, massima) erano le seguenti: PTH 8,7 (2,2, 24,4) pmol/L, calcio ionizzato 1,15 (1,09, 1,25) mmol/L e 25-idrossivitamina D 94 (61, 138) nmol/L.

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