Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 7870 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 359

Schermata 2017 10 17 alle 09.12.09Uno studio ha valutato l’associazione tra fattori relativi alla vacca, alla mammella e al quarto e rischio di mastite clinica (MC) nelle bovine sottoposte a mungitura automatica. L’ipotesi primaria era che il picco di flusso di quarto (QPMF) fosse associato a un maggior rischio di MC. Si effettuava uno studio retrospettivo caso-controllo utilizzando i dati di 1549 allevamenti bovini che utilizzavano 20 unità di mungitura automatica.

Si definivano casi (n = 82) le bovine con diagnosi del primo caso di MC tra 24 e 300 giorni di lattazione nella lattazione in corso. Le bovine sane di controllo (n = 6/caso) erano appaiate sulla base dello stesso ordine di parto, dell’esistenza di registrazioni della produzione lattea giornaliera nel periodo di mungitura corrispondente alla finestra di 15 giorni prima della diagnosi del caso, della conduttività media <5,5 mS/cm nella medesima finestra e dell’assenza di anamnesi di MC nella lattazione in corso.

Schermata 2017 10 16 alle 09.55.06Un articolo riporta i risultati degli esami copromicroscopici effettuati in animali domestici e ricci nell'ambito della normale attività diagnostica nel periodo dal 2003 al 2012 presso la Facoltà di Medicina veterinaria di Hannover, in Germania. Su 3475 campioni fecali di cavallo, il 33,1% conteneva vari stadi di strongili e l’1,3% uova rispettivamente di Strongyloides westeri e Parascaris equorum.

Gli stadi parassitari più frequentemente osservati in 1416 campioni fecali di bovino erano oocisti di Eimeria (21,3%) e uova o larve di strongili (15,9%). Larve di Dictyocaulus viviparus e uova di Fasciola hepatica venivano identificate nello 0,9 e 1,3% dei campioni.

 Di 574 campioni fecali bovini analizzati mediante colorazione con carbol-fucsina, il 39,9% erano positivi per oocisti di Cryptosporidium.

Stadi di strongili erano presenti nel 52,4% dei campioni fecali di pecora (n = 374) e nel 44,9% di quelli di capra (n = 98) e oocisti di Eimeria si osservavano rispettivamente nel 41,4 e 32,7% delle loro feci.

Su 1848 campioni fecali suini, il 3,0% conteneva stadi di strongili, l’1,6% uova di Ascaris suum e il 3,3% oocisti di coccidi (Eimeria o Cystoisospora spp.).

Le uova di elminti più frequentemente identificate nelle feci di cane (n = 2731) e di gatto (n = 903) erano quelle di Toxocara spp. (2,8 e 3,9%, rispettivamente). Oocisti di Cystoisospora erano identificate nel 5,6% delle feci di cane e nel 2,4% di quelle di gatto. Inoltre, lo 0,7% delle feci di gatto era positivo per piccole oocisti Toxoplasma gondii-simili.

I campioni fecali dei conigli (n = 434) contenevano uova di Passalurus ambiguus (3,0%), strongili (1,8%) e Trichuris leporis (0.2%), così come oocisti di Eimeria (21,2%).

I nematodi più abbondanti nelle feci di riccio (n = 205) erano Capillaria spp. (39,5%) e Crenosoma striatum (26,8%); si riscontravano oocisti di coccidi nel 14,2% dei campioni.

Schermata 2017 10 16 alle 09.22.13La morsicatura della coda nel suino è considerata un problema comportamentale, di benessere ed economico e richiede interventi in allevamento appropriati ma spesso complessi. Un articolo introduce la metodologie degli Alberi di Classificazione e Regressione (CRT, Classification and Regression Tree) al fine di sviluppare uno strumento per la prevenzione in allevamento delle lesioni acute da morsicatura della coda nel suino.

Si includeva un campione di 60 allevamenti commerciali di suini pesanti. Una visita e un’intervista in allevamento con l’allevatore permettevano di raccogliere dati sulla gestione generale dell’allevamento, la salute della mandria, la prevenzione delle malattie, il controllo climatico e le caratteristiche dell’alimentazione e produzione.

I risultati suggerivano il valore dell’analisi CRT nella gestione dei fattori di rischio della morsicatura della coda a livello specifico per l’allevamento, con una sensibilità dell’86,7% ottenuta con l’albero di classificazione e una correlazione di 0,7 tra prevalenza di morsicatura della coda osservata e prevista con l’albero di regressione.

L’analisi CRT mostrava 5 variabili principali (intensità di stabulazione, livelli di ammoniaca, numero di suini per allevatore, tipo di pavimentazione e puntualità nella somministrazione del cibo) quali fattori predittivi critici di lesioni acute da morsicatura della coda, con importanza differente in diversi sottogruppi di allevamento.

Il modello potrebbe avere applicazioni affidabili e pratiche per il supporto e l’implementazione degli interventi di prevenzione della morsicatura della coda, soprattutto in caso di sottogruppi di suini esposti a rischi maggiori, aiutando allevatori e veterinari a valutare i rischi nel proprio allevamento e a gestirne le variabili predisponenti, concludono gli autori.


“A cross-sectional study for predicting tail biting risk in pig farms using classification and regression tree analysis.” Scollo A, Gottardo F, Contiero B, Edwards SA. Prev Vet Med. 2017 Oct 1; 146:114-120.

Schermata 2017 10 16 alle 08.34.57Uno studio retrospettivo ha descritto gli aspetti clinici, di laboratorio e di diagnostica per immagini e i fattori prognostici di 99 cani affetti da leptospirosi osservati in Germania dal 2006 al 2013. Al momento della presentazione iniziale, i segni clinici più comuni erano letargia (96%), anoressia (88%), vomito (85%), addome dolente (39%), diarrea (38%), oliguria (27%) e tachipnea (26%).

Le alterazioni di laboratorio includevano anemia (63%), trombocitopenia (63%), leucocitosi (57%), aumento dell’urea (84%) e della creatinina (81%) plasmatiche, aumento dell’attività degli enzimi epatici (80%), iperbilirubinemia (69%), iperfosfatemia (67%), iponatriemia (64%), ipoalbuminemia(55%) e ipokaliemia (29%).

Si osservavano alterazioni polmonari radiografiche nel 57% dei cani, inizialmente o durante il decorso della malattia. Nei cani che non sopravvivevano si riscontravano più frequentemente grave dispnea, oliguria, azotemia, iperbilirubinemia e gravi alterazioni polmonari radiografiche. Si osservava un coinvolgimento renale, epatico e polmonare rispettivamente nel 95, 92 e 58% dei cani e lesioni multiorganiche in 98 soggetti (98%); 32 cani morivano o venivano soppressi.

Le alterazioni cliniche e di laboratorio gravi erano associate a un esito negativo; un grave coinvolgimento polmonare era specificamente associato a un’elevata mortalità.

“Evaluation of clinical, laboratory, imaging findings and outcome in 99 dogs with leptospirosis.” Knöpfler SJ Small Anim Pract. 2017 Oct; 58 (10): 582-588.

Schermata 2017 10 13 alle 10.37.56Uno studio clinico retrospettivo ha valutato l’effetto del lavaggio artroscopico e della somministrazione intrarticolare ripetuta di antibiotici nei cavalli adulti e nei puledri con artrite settica (n = 62). Il lavaggio artroscopico veniva effettuato il giorno 0 (D 0). Si prelevava il fluido sinoviale ogni 48 ore prima della somministrazione intrarticolare di antibiotici e fino alle dimissioni dalla clinica. Si confrontavano nel tempo e tra i soggetti con esito favorevole e sfavorevole la conta delle cellule nucleate, le proteine totali e la percentuale di neutrofili nel liquido sinoviale.

La conta delle cellule nucleate sinoviali diminuiva progressivamente ed era inferiore ai valori di D 0 in qualsiasi momento temporale. La percentuale di neutrofili era inferiore ai valori basali solo in D 8 e D 10. Le proteine totali diminuivano progressivamente ed erano inferiori ai valori basali in D 2, 4, 6, 8, 10 e 14.

Quando si confrontavano i cavalli adulti e i puledri con esito favorevole con quelli con esito sfavorevole, la conta delle cellule nucleate era inferiore in D 10, 12 e 14 e la percentuale di neutrofili era inferiore solo in D 4, mentre le proteine totali non differivano tra i gruppi in nessun momento.

La conta delle cellule nucleate e la concentrazione totale di proteine del liquido sinoviale diminuivano dopo il lavaggio artroscopico e la somministrazione intrarticolare ripetuta di antibiotici nei cavalli adulti e nei puledri con artrite settica. La conta delle cellule nucleate ha valore limitato come strumento di monitoraggio durante il trattamento dell’artrite settica.

Schermata 2017 10 13 alle 09.39.18Un Ara giacinto (Anodorhynchus hyacinthinus) femmina di 26 anni veniva sottoposta a esame oftalmico per la presenza di un’ulcera corneale cronica dell’occhio destro. All’esame si osservava un’ulcera corneale assiale superficiale di 5 × 4 mm con margini epiteliali indefiniti.

Durante gli esami di controllo multipli effettuati nel corso di 4 mesi, l’ulcera veniva trattata mediante debridement con bastoncino cotonato sterile, debridement con fresa a punta diamantata, debridement con fresa a punta diamantata e adesivo tissutale a base di cianoacrilato e cheratotomia radiata con adesivo tissutale a base di cianoacrialto, tutti effettuati in anestesia, con risoluzione finale della lesione.

“Management of a Nonhealing, Superficial Corneal Ulcer in a Hyacinth Macaw (Anodorhynchus hyacinthinus).” Waugh L, Pucket J, Cole GA, D'Agostino J. J Avian Med Surg. 2017 Sep; 31 (3): 239-243.

Schermata 2017 10 13 alle 08.54.03Uno studio clinico prospettico ha valutato l'utilizzo della tomografia computerizzata (CT) e della risonanza magnetica (RM) preoperatorie per la pianificazione dell'emilaminectomia per il trattamento delle estrusioni discali intervertebrali (IVD) toracolombari (TL). Si includevano 40 cani condrodistrofici con estrusione IVD TL e studi CT e MR preoperatori. Questi ultimi venivano rivisti a caso da quattro osservatori all’oscuro dell’identità del cane e delle immagini diagnostiche corrispondenti.

Gli osservatori pianificavano la sede dell’intervento lungo la colonna vertebrale, il lato e l’estensione (numero di faccette articolari da rimuovere) sulla base delle loro revisioni individuali degli studi CT e MR. L’accordo intraosservatore veniva determinato su aspetti quali la pianificazione chirurgica complessiva, la localizzazione, il lato e l'estensione dell’emilaminectomia pianificati su CT rispetto a MR nel medesimo cane.

Venivano sviluppati piani chirurgici simili sulla base di MR e CT nel 43,5%—66,6% dei cani, a seconda dell’osservatore. L’accordo intraosservatore su sede, lato e dimensioni dell’emilaminectomia pianificata mediante CT versus MR variava rispettivamente tra il 48,7%-66,6%, 87%-92% e 51,2%-71,7%.

I risultati dello studio indicano differenze considerevoli nelle pianficazioni delle emilaminectomie sulla base dello studio preoperatorio di MR e CT. Gli aspetti con maggiori variazioni erano la sede e l'estensione dell’intervento; il lato in cui effettuare l’emilaminectomia era invece l’aspetto più coerente tra le due modalità diagnostiche.

“Magnetic resonance imaging versus computed tomography to plan hemilaminectomies in chondrodystrophic dogs with intervertebral disc extrusion”. Noyes JA. Vet Surg. 2017 Oct; 46 (7): 1025-1031.

Schermata 2017 10 12 alle 09.27.16Uno studio retrospettivo ha descritto gli esiti a breve e a lungo termine del trattamento chirurgico delle infezioni ombelicali in 65 puledri. Si rivedevano le cartelle cliniche dei puledri di età fino a un mese trattati chirurgicamente. Si analizzavano i tassi di sopravvivenza a breve termine (al momento delle dimissioni dalla clinica) e a lungo termine (1 anno dopo l’intervento).

I 65 puledri inclusi nello studio rappresentavano il 17,2% di tutti i puledri ammessi alla clinica. Venivano dimessi 50 puledri (77%) e 43 (66%) erano vivi 1 anno dopo la chirurgia. Tassi di sopravvivenza a lungo termine inferiori erano associati a: minore età alla presentazione, sepsi articolare, patologie multiple, maggiore concentrazione di creatinina, maggiore frequenza cardiaca, infezione ombelicale diagnosticata in clinica piuttosto che prima dell’invio in clinica, ricovero prolungato, maggiore intervallo tra arrivo alla clinica e chirurgia e complicazioni postoperatorie. I rilievi chirurgici più comuni erano l’ingrossamento dell’uraco e dell’arteria di destra.

I puledri più giovani con condizioni sistemiche peggiori e problemi concomitanti sono esposti a un più elevato rischio di insuccesso del trattamento. La diagnosi precoce migliora l’esito. Il trattamento chirurgico consente risultati positivi e dovrebbe essere considerato, dopo aver valutato la situazione clinica dell’animale.

Sulla base dei risultati, la diagnosi e il trattamento chirurgico delle infezioni ombelicali del puledro dovrebbero essere effettuati il più precocemente possibile ed è atteso un risultato positivo, qualcuno gli autori.

Mercoledì, 11 Ottobre 2017 11:24

Peste suina africana: il rischio globale attuale

Schermata 2017 10 11 alle 11.30.31La peste suina africana (PSA) è un’importante malattia virale contagiosa che colpisce i suini, la cui notifica è obbligatoria a causa dell’elevato tasso di mortalità e del notevole impatto sanitario e socioeconomico sul commercio internazionale di animali e prodotti suini. La malattia colpisce solo le specie suine, sia domestiche sia selvatiche. L’epidemiologia della PSA varia significativamente tra paesi, regioni e continenti poiché dipende dalle caratteristiche del virus in circolazione, dalla presenza di ospiti e serbatoi selvatici, dalle condizioni ambientali e dai comportamenti sociali umani. Inoltre, un ospite specifico non gioca necessariamente sempre lo steso ruolo attivo nella diffusione e nel mantenimento della PSA in una particolare area.

Attualmente la PSA è endemica nella maggior parte del paesi dell’Africa sub-Sahariana, dove gli ospiti selvatici e le zecche vettrici (Ornithodoros) giocano un ruolo importante come serbatoi biologici del virus. In Europa la malattia è endemica dal 1978 in Sardegna e dal 2007, quando è stata per la prima volta segnalata in Georgia, in numerosi paesi dell’Europa orientale. E’ endemica anche in alcune regioni della Federazione Russa dove le popolazioni di suini domestici e di cinghiali selvatici sono pesantemente affette. In contrasto, nei paesi dell’Unione Europea orientale affetti in cui la PSA è attualmente epidemica, la diffusione in atto della malattia colpisce principalmente i cinghiali selvatici in aree ristrette e, in misura molto minore, i suini domestici.

A differenza di altre malattie del bestiame non sono attualmente disponibili vaccini o trattamenti specifici. Il controllo della malattia è quindi principalmente basato sulla sua identificazione precoce e sull’applicazione di rigide misure sanitarie e di biosicurezza. L’epidemiologia della PSA è molto complessa a causa della circolazione di virus diversi, dell’esistenza di serbatoi diversi e del numero di possibili scenari, oltre che della diffusione del virus in Africa e in Europa. I suini che sopravvivono possono presentare un’infezione persistente per mesi e ciò può contribuire alla trasmissione del virus e quindi alla diffusione e al mantenimento della malattia, complicandone i tentativi di controllo.

African swine fever: a global view of the current challenge.” Gallardo MC et al. Porcine Health Manag. 2015 Dec 23; 1: 21.

Schermata 2017 10 11 alle 10.01.00Uno studio retrospettivo ha determinato se variabili fisiologiche preoperatorie e intraoperatorie e fattori chirurgici fossero correlati alla sopravvivenza fino al risveglio dall’anestesia o alle dimissioni dall’ospedale, alla ripetizione della celiotomia e all’intubazione nasogastrica postoperatoria (NGT) in cavalli sottoposti a celiotomia esplorativa per lesioni strangolanti del piccolo intestino e a correzione chirurgica di tali lesioni (n = 258).

La sopravvivenza fino a risveglio dall’anestesia era pari al 76% e fino alle dimissioni era pari al 79%. La differenza tra concentrazione addominale e periferica di lattato e la tachicardia intraoperatoria erano associate alla non sopravvivenza fino al risveglio dall’anestesia o alle dimissioni.

Pagina 15 di 54

vetchannel nero

VETCHANNEL.IT
La formazione professionale on demand
quando vuoi, dove vuoi.

Vetpedia

eveditoria Editoria Scientifica

0
Shares