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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Schermata 2017 10 11 alle 10.06.59La peritonite infettiva felina (FIP) è la più comune malattia infettiva del sistema nervoso centrale del gatto ed è invariabilmente fatale. Al fine di favorire il proceso decisionale clinico sono auspicabili migliori strumenti di diagnosi antemortem. Le informazioni circa gli aspetti MRI della FIP neurologica sono attualmente limitate ed è quindi necessaria una loro implementazione per ottimizzarne l’uso come strumento diagnostico. Uno studio ha riguardato 24 gatti di proprietà con conferma istopatologica di FIP neurologica.

Si rivedevano le cartelle cliniche di 5 istituzioni per identificare i casi con FIP neurologica confermata e sottoposti a MRI antemortem del SNC.
Si identificavano tre distinte sindromi cliniche: mielopatia T3-L3 (3), sindrome vestibolare centrale (7) e patologia multifocale del SNC (14).

Si identificavano anomalie MRI in tutti i casi: intensificazione del contrasto meningeo (22), intensificazione del contrasto ependimale (20), ventricolomegalia (20), siringomielia (17) ed ernia del foramen magnum (14).

Il liquido cerebrospinale, analizzato in tutti i casi, mostrava un marcato aumento delle concentrazione proteica totale e della conta delle cellule nucleate. Tutti i 24 gatti venivano sottoposti a eutanasia, con un tempo mediano di sopravvivenza di 14 giorni (range, 2–115) dall’esordio dei segni clinici.
L’esame istopatologico evidenziava infiltrati piogranulomatosi perivascolari, infiltrati linfoplasmacitari o entrambi a carico di leptomeningi (16), plesso coroideo (16) e parenchima periventricolare (13).

La MRI è un metodo sensibile di identificazione della FIP neurologica, soprattutto in presenza di segnalamento, presentazione clinica e analisi del CSF compatibili, concludono gli autori.


Clinicopathologic Features and Magnetic Resonance Imaging Findings in 24 Cats With Histopathologically Confirmed Neurologic Feline Infectious Peritonitis.” Crawford AH. J Vet Intern Med. 2017 Sep; 31 (5): 1477-1486.

Schermata 2017 10 09 alle 09.46.24Uno dei frequenti argomenti di interesse pubblico inerenti la qualità della vita degli animali d’allevamento riguarda la comune pratica di separare la vacca dal vitello immediatamente dopo la nascita. La letteratura scientifica disponibile fornisce alcune evidenze a sostegno di tale pratica (tra cui la mancata formazione di un legame stretto e quindi la minore risposta di stress al momento della vera separazione) così come evidenze a suo sfavore (ad esempio l’aumentato rischio di patologie uterine nella vacca). Uno studio ha esaminato sistematicamente le opinioni pubbliche circa questa pratica. Specificamente, ha analizzato le opinioni di cittadini americani e tedeschi rispetto alla separazione tra vacca e vitello alla nascita.

Benché la maggior parte dei partecipanti si opponesse alla separazione precoce, una piccola percentuale del campione era a favore di questa pratica. In accordo alle preferenze dei partecipanti rispetto alla separazione precoce o tardiva e alla loro valutazione delle diverse argomentazioni presentate rispetto a entrambe le pratiche, si identificavano tre gruppi. I partecipanti americani avevano una maggiore probabilità di essere a favore della separazione precoce rispetto a quelli tedeschi. Le argomentazioni presentate a favore e contro entrambe le pratiche causavano reazioni differenti nei tre gruppi ma non sembravano influenzare l’opinione della maggior parte dei partecipanti.

Nel gruppo a favore della separazione tardiva era rappresentata una più elevata percentuale di donne, confermando la maggiore attenzione al benessere animale della popolazione femminile già evidenziata in altri studi. La maggior parte dei partecipanti attribuiva capacità mentali ed emozionali alla vacca e al vitello, indicando che percepivano tali animali come soggetti in grado di provare dolore e stress.

I risultati dello studio mostrano un’opposizione considerevole alla pratica della separazione precoce in un’ampia parte del campione studiato e suggerisce che l’industria zootecnica debba affrontare tali istanze.

American and German attitudes towards cow-calf separation on dairy farms.” Busch G, Weary DM, Spiller A, von Keyserlingk MA. PLoS One. 2017 Mar 16;12(3):e0174013.

Schermata 2017 10 09 alle 08.47.10La cardiomiopatia dilatativa (DCM) è la più comune patologia cardiaca nei cani di grossa taglia ed è ereditaria nel Dobermann, con una prevalenza elevata (58%). La European Society for Veterinary Cardiology ha formato una task force per formulare le Linee guida per lo screening della DCM nel Doberman.

Lo screening della DCM occulta nel Doberman dovrebbe iniziare all’età di 3 anni ed essere effettuato mediante monitoraggio Holter ed ecocardiografia. E’ raccomandato lo screening annuale durante tutta la vita del cane perché l'esame effettuato una sola volta non è sufficiente per escludere lo sviluppo futuro di DCM.

La metodica ecocardiografica preferibile è la misurazione del volume del ventricolo sinistro mediante il metodo dei dischi di Simpson (SMOD). Sono considerati normali in questa razza meno di 50 complessi ventricolari prematuri (VPC) singoli in 24 ore, benché l’identificazione di un numero qualsiasi di VPC debba destare attenzione. Un numero maggiore a 300 VPC in 24 ore o due registrazioni consecutive nel corso di un anno con valori tra 50 e 300 VPC in 24 ore sono considerati diagnostici per DCM occulta, indipendentemente dai rilievi ecocardiografici concomitanti.

Le linee guida forniscono inoltre raccomandazioni circa i test complementari che non sono inclusi nel protocollo di screening standard ma che possono avere utilità quando i test raccomandati non sono disponibili o non sono sostenibili economicamente, oppure su base annuale. Tali test includono la valutazione dei biomarker cardiaci (Troponina I e Frammento aminoterminale del propeptide di tipo B (NTproBNP)), così come un elettrocardiogramma di 5 minuti a risposo (ECG).

Tali linee guida dovrebbero favorire la diagnosi precoce di DCM nel Doberman, concludono gli autori.

Schermata 2017 10 04 alle 09.38.15Uno studio retrospettivo ha determinato l’esito dell’anestesia inalatoria negli uccelli e identificato le variabili relative ai pazienti o alle procedure associate a un’aumentata probabilità di decesso correlato all’anestesia. Si includevano 352 uccelli sottoposti ad anestesia inalatoria nel corso di un anno in una singola struttura veterinaria di referenza.

I dati raccolti includevano data della visita, età, specie, sesso, tipo (d’affezione, a vita libera o selvatico in cattività), peso corporeo, punteggio di condizione corporea, diagnosi, procedura, stato della American Society of Anesthesiologists, premedicazione effettuata, farmaci per l’induzione anestetica, tipo di mantenimento dell’anestesia, via e tipo di fluido somministrato, volume di cristalloidi e colloidi somministrati, eventi intraoperatori, perdita ematica stimata, durata dell’anestesia, durata della chirurgia, tempo di risveglio, annotazioni sul risveglio, sopravvivenza fino alle dimissioni, momento della morte, costo totale del ricovero, costo dell’anestesia e valori nadir e picco di frequenza cardiaca, pressione parziale di diossido di carbonio a fine espirazione, concentrazione di anestetici inalati e temperatura corporea.

Schermata 2017 10 03 alle 10.25.26L’insulinoma è un tumore funzionale secernente insulina che origina dalle cellule beta pancreatiche. È una delle neoplasie più comuni nel furetto ed è associato a segni clinici di ipoglicemia, quali ptialismo, sfregamento della bocca con le zampe, convulsioni, letargia e coma. Gli aspetti ecografici dell’insulinoma nel furetto non sono stati precedentemente descritti. Uno studio retrospettivo descrive le caratteristiche ecografiche dell’insulinoma confermato in un gruppo di furetti.

Si includevano 6 furetti tutti con episodi ipoglicemici multipli. Si rivedevano le immagini ecografiche e si registravano le caratteristiche dei noduli pancreatici.
Nei 6 soggetti si osservavano 28 noduli pancreatici, primariamente ipoecogeni (89,3%, 25/28) e omogenei (46,4%, 13/28), con margini lisci (78,6%, 22/28).

I noduli erano distribuiti nel lobo sinistro nel 46,4% dei casi, nel lobo destro nel 50% e nel corpo pancreatico nel 3,6%. Le dimensioni dei noduli variavano da 1,5 × 1,5 a 4,1 × 5,6 mm.

Lo studio indica che l’insulinoma nel furetto può essere identificato attraverso l’esame ecografico che è in grado di facilitare la diagnosi e la pianificazione chirurgica preoperatoria, concludono gli autori.

Schermata 2017 10 02 alle 16.34.19La gengivostomatite cronica felina (FCG) è una patologia debilitante con effetti potenzialmente deleteri sulla salute generale del gatto. Sono scarse le informazioni circa la fisiopatologia e l’impatto complessivo della FCG. Uno studio ha valutato se la gengivostomatite si presentasse in concomitanza con l’esofagite, se il trattamento della FCG contribuisse allo sviluppo di esofagite e se quest’ultima esacerbasse i segni di FCG. Si includevano 58 gatti con segni di FCG e 12 gatti sani di controllo senza segni di patologia orale.

La maggioranza dei gatti con segni clinici di FCG esibiva anche un certo grado di esofagite, soprattutto della porzione prossimale (44/58) e distale (53/58), con o senza metaplasia colonnare, rispetto ai controlli. Nessun gatto presentava segni di patologia gastrointestinale. Il pH salivare e del lume esofageo non era statisticamente differente da quello dei controlli.

La gengivostomatite felina cronica sembra verificarsi in concomitanza con l’esofagite. Quest’ultima dovrebbe essere trattata nei gatti con FCG perché può aggravare la condizione esistente, concludono gli autori.


Chronic Gingivostomatitis with Esophagitis in Cats.” Kouki MI, Papadimitriou SA, Psalla D, Kolokotronis A, Rallis TS. J Vet Intern Med. 2017 Sep 27. [Epub ahead of print]

Schermata 2017 10 02 alle 10.51.41Uno studio ha descritto la prevalenza delle anomalie fluoroscopiche osservate nei cani brachicefali visitati per sindrome ostruttiva delle vie aeree presso una struttura di referenza. L’esame delle cartelle cliniche del periodo 2013-2015 identificava 36 cani brachicefali visitati per sindrome ostruttiva delle vie aeree: 21 Bulldog francesi, 6 Bulldog, 4 Boston terrier, 2 Carlini, 2 Boxer e 1 Shih-tzu.

Dei 36 cani, 16 erano affetti da ernia iatale, tutti di razza Bulldog francese; 31 cani avevano un rallentato tempo di transito esofageo, 27 erano affetti da reflusso gastroesofageo e 4 presentavano esofago ridondante.

La prevalenza di ernia iatale era superiore a quanto atteso nel Bulldog francese e la prevalenza delle patologie esofagee in generale era comunque elevata in questo gruppo. E’ quindi consigliabile indagare eventuali patologie gastrointestinali in questi soggetti perché anch’esse possono richiedere attenzione, concludono gli autori.


“Documenting the prevalence of hiatal hernia and oesophageal abnormalities in brachycephalic dogs using fluoroscopy.” Reeve EJ, Sutton D, Friend EJ, Warren-Smith CMR. J Small Anim Pract. 2017 Sep 30. [Epub ahead of print]

Schermata 2017 10 02 alle 10.30.58Si è ipotizzato che il virus della diarrea epidemica suina (PEDV) possa essere trasmesso attraverso alimenti contaminati o superfici alimentari contaminate. Uno studio havalutato la sopravvivenza di PEDV in 9 diversi ingredienti alimentari esposti a 60, 70, 80 e 90 °C, così come la sopravvivenza del virus su quattro diverse superfici (acciaio galvanizzato, acciaio inossidabile, alluminio e plastica).

Complessivamente non si osservavano differenze nella sopravvivenza del virus tra le diverse matrici alimentari studiate quando trattate termicamente a 60 - 90 °C per 5, 10, 15 o 30 min. Tuttavia il tempo necessario per ottenere una riduzione di un log nella concentrazione del virus era inferiore quando di ingredienti erano esposti a temperature di 70 °C (3,7 min), 80 °C (2,4 min) e 90 °C (2,3 min), rispetto a 60 °C (4,4 min). Il massimo livello di inattivazione (3,9 log) era ottenuto quando si esponevano tutti gli ingredienti a 90 °C per 30 minuti. Non vi erano differenze nella quantità di tempo necessario per causare una riduzione di 1 log della concentrazione di PEDV tra le diverse superfici.

I risultati mostrano che la sopravvivenza di PEDV nei 9 ingredienti alimentari valutati non differiva quando questi ultimi venivano esposti a trattamenti termici per almeno 30 minuti. Tuttavia, differenti combinazioni di temperatura e tempo consentivano raggiungimento di una riduzione di 3-4 log di PEDV in tutti gli ingredienti valutati. Infine, la sopravvivenza del virus era simile sulle quattro superfici esaminate.


Survival of porcine epidemic diarrhea virus (PEDV) in thermally treated feed ingredients and on surfaces”. Michaela P. Trudeau, Harsha Verma, Pedro E. Urriola, Fernando Sampedro, Gerald C. Shurson and Sagar M. Goyal. Porcine Health Management. 2017, 3:17.

cowIl momento esatto del termine della gravidanza e dell’inizio del parto è impossibile da determinare, nonostante i numerosi studi effettuati. Uno studio ha descritto e confrontato il profilo proteico plasmatico di bovine gravide sane (n = 6) in 5 diversi momenti temporali: 2 settimane prima del parto, 1 settimana prima del parto, al parto, 1 settimana dopoil parto, 2 settimane dopo il parto, al fine di individuare possibili proteine marker del parto.

I campioni plasmatici venivano analizzati mediante elettroforesi 1D e 2D e si identificavano spot selezionati mediante spettrometria di massa. Il profilo proteico non mostrava quadri uniformi. Differivano per almeno un punto di campionamento, dal momento temporale di due settimane prima del parto che serviva come riferimento, 70 spot. Trenta spot esprimevano una maggiore intensità di colorazione 1 e 2 settimane prima del parto, mentre 13 mostravano una relazione opposta. Esprimevano una maggiore intensità di colorazione al parto e 2 settimane prima 22 spot, mentre 15 mostravano una relazione opposta. Esprimevano una maggiore intensità di colorazione 2 settimane prima del parto e 1 settimana dopo il parto 18 spot, mentre due mostravano una relazione opposta. Esprimevano una maggiore intensità di colorazione 2 settimane prima del parto e 2 settimane dopo il parto 15 spot, mentre 14 mostravano una relazione opposta.

Si identificavano 35 proteine appartenenti a differenti gruppi funzionali. Tra queste, 15 spot differivano significativamente tra il parto e 2 settimane prima del parto. Tra queste erano incluse inibitori delle metalloproteasi e LDH che, a causa delle loro funzioni, sembrano essere le molecole più promettenti quali marcatori del parto, concludono gli autori.


“Preliminary data on possible protein markers of parturition in cows”. Wawrzykowski J. et al. Reprod Domest Anim. 2017 Sep 24. [Epub ahead of print]

Venerdì, 29 Settembre 2017 16:00

Anoplocephala in cavalli dell'Italia centrale

Schermata 2017 10 02 alle 08.45.58I cestodi del genere Anoplocephala sono parassiti ubiquitari degli equini, nei quali possono provocare disturbi intestinali di varia gravità. Nel periodo compreso tra ottobre 2010 e settembre 2013, 284 campioni fecali di cavalli provenienti dal Lazio sono stati testati per la presenza di uova di Anoplocephala sp. utilizzando la tecnica copro‑parassitologica classica.

È stata effettuata un'analisi statistica per valutare l'eventuale associazione tra prevalenza di Anoplocephala sp. e accesso al pascolo, età e sesso degli animali. La prevalenza totale è risultata del 13,0%, significativamente più alta (18,6%) negli animali che avevano accesso al pascolo per la loro alimentazione. Femmine (15,2%) e animali giovani (15,4% ) sono risultati i più infestati, sebbene la differenza riscontrata non sia statisticamente significativa.

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